Aggiornato al 26/06/2026

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L’Italia e la questione Crimea - La guerra tra Russi e Ucraini

di Mauro Nemesio Rossi

 

La cronaca spesso si comporta come la frase che pronunziava lo storico Giulio Andreotti: “A parlare male si fa peccato, ma spesso si azzecca”. Qualche sollecito osservatore, sarà pronto a commentare questa mia riflessione affermando: “che ci azzecca Andreotti con la Russia e la guerra con l’Ucraina? E qui casca l’asino!!!   A guardare bene ci azzecca eccome!! In Crimea gli Italiani la guerra l’hanno fatta sul serio anche se non ne avevano voglia, anche se avevano impiegato un corpo di spedizione di oltre 18.000 uomini e alla fine, come dice uno slogan commerciale, “paghi uno e prendi tre.”  

Lo storico Mack Smith svela il cinismo politico spiegando come Cavour abbia "comprato" un posto al tavolo delle grandi potenze europee pagandolo con la vita dei soldati piemontesi, e descrive le sue notti insonni logorato dall'ansia per una scommessa azzardata che avrebbe potuto distruggere il Piemonte se la Russia avesse vinto.

La partecipazione italiana alla guerra di Crimea (1853-1856) rappresenta una delle operazioni diplomatiche più audaci del XIX secolo. A decidere l'invio di un contingente militare non fu l'Italia, come Stato unitario che all'epoca non esisteva ancora, ma il Regno di Sardegna, guidato dal Presidente del Consiglio Camillo Benso, conte di Cavour.

Nel 1854, la guerra vedeva contrapposti da un lato l'impero Russo e dall'altro una coalizione formata da Impero Ottomano, Francia e Gran Bretagna. Francia e Gran Bretagna chiesero aiuto formale al Regno di Sardegna. L’opinione pubblica, il parlamento e persino molti ministri non capivano perché i soldati piemontesi dovessero andare a morire in una penisola remota del Mar Nero per una guerra che non sembrava toccarli. A loro fregava poco di quella terra lontana. Sarà solo negli anni della guerra fredda che il compagno Togliatti, il migliore dei migliori, la scopre per andare in villeggiatura. Quando soggiornava in Crimea, accompagnato da Nilde Iotti e dalla figlia Marisa non alloggiava in normali hotel, ma veniva ospitato nelle dacie di Stato nei dintorni di Jalta. Queste strutture, immerse nei parchi e affacciate sul mare, erano strettamente sorvegliate e riservate ai massimi dirigenti del PCUS (il Partito Comunista dell'Unione Sovietica) e ai leader dei principali partiti comunisti occidentali. Un luogo a cui Togliatti era legatissimo, era Artek, a pochissimi chilometri da Jalta. Artek era il più famoso e prestigioso campo internazionale dei Giovani Pionieri (l'organizzazione giovanile scout-comunista dell'URSS).

E fu proprio lì che nel tragico 13 agosto 1964, mentre visitava il campo e parlava ai presenti fu colpito dall'ictus e ci salutò per sempre.

Dopo la sconfitta nella prima guerra d'Indipendenza (1848-1849) contro l'Austria, il Piemonte era isolato. Cavour capì che per cacciare gli austriaci dall'Italia serviva il supporto militare delle grandi potenze europee, soprattutto della Francia di Napoleone III. Mandando i soldati a combattere fianco a fianco con inglesi e francesi, Cavour si guadagnò il diritto di sedersi al tavolo dei vincitori durante le trattative di pace. Il suo obiettivo portare il problema dell'indipendenza italiana all'attenzione delle grandi potenze e non una spiaggia per andare a prendere il sole. L'Austria era tentata di entrare in guerra a fianco degli alleati. Se lo avesse fatto, il Piemonte sarebbe rimasto schiacciato. Entrando in gioco per primo, Cavour si assicurò la gratitudine di Francia e Inghilterra.

Nel maggio del 1855, un corpo di spedizione piemontese di circa 18.000 uomini, sotto il comando del generale Alfonso La Marmora, sbarcò a Balaklava, in Crimea. Il contingente comprendeva fanti, marinai e i celebri Bersaglieri. Il momento militare più glorioso per gli italiani fu la battaglia della Cernaia (16 agosto 1855). I russi tentarono un attacco disperato per rompere l'assedio di Sebastopoli; le truppe piemontesi, posizionate lungo il fiume Cernaia insieme ai francesi, resistettero con enorme coraggio e respinsero l'offensiva russa.

Questa vittoria dimostrò all'Europa che l'esercito piemontese era moderno, disciplinato e capace di combattere ai massimi livelli. Il prezzo pagato fu molto scarso solo circa 30 morirono direttamente in battaglia.  In linea con quanti sono morti oggi in Crimea nella guerra Ucraina – Russia.

La maggior parte dei morti però, quasi duemila persone, non fu per le battaglie, ma un'epidemia di colera e le durissime condizioni igienico-sanitarie delle trincee. Tra le vittime ci fu anche Alessandro La Marmora, fondatore del corpo dei Bersaglieri e fratello del generale comandante.

Il piano di Cavour funzionò come previsto. Nel 1856, al Congresso di Parigi convocato per firmare la pace, Cavour si sedette al tavolo con le più grandi potenze del mondo.

Cavour riuscì a dedicare un'intera seduta del Congresso alla "Questione Italiana". Davanti a tutta Europa, denunciò l'occupazione dell'Austria nel nord Italia e il malgoverno dello Stato Pontificio e del Regno delle Due Sicilie, definendoli una minaccia per la stabilità del continente.

Fu proprio grazie ai legami stretti in Crimea che Cavour riuscì a stringere gli accordi segreti di Plombières (1858) con Napoleone III. Questi posero le basi per l'alleanza franco-piemontese della Seconda Guerra d'Indipendenza (1859), un passo che portò, nel 1861, alla nascita del Regno d'Italia.

Il caso vuole che nelle ultime ore tra il 21 e il 22 giugno 2026, (guardate la data), la Crimea è stata teatro di una pesante ondata di attacchi condotti dalle forze ucraine, tramite l'utilizzo di droni a lungo raggio. L'azione ha colpito punti strategici, causando danni strutturali e anche vittime civili. È stato colpito un importante deposito di petrolio a Kerch (nella Crimea orientale) e i terminal di transito marittimo. Gli impatti hanno scatenato vasti incendi e l'amministrazione locale filorussa ha dovuto sospendere la distribuzione di carburante nelle stazioni di servizio a causa dei danni e dei problemi logistici.

“La classe operaia non va mai in paradiso”

La distanza tra Kerch e il complesso di Artek è di 264 chilometri. Kerch comunità operaia con circa è 150.000 abitanti e lo stile di vita è quello tipico di una città di provincia industriale.

Il tessuto di Artek, Yalta è fortemente influenzato da lavoratori stagionali del settore turistico e da una classe sociale con un potere d'acquisto più alto rispetto a Kerch, attirata dal clima mite e dai complessi residenziali sul mare.

Mentre Kerch rappresenta il motore industriale, il "cancello" d'ingresso logistico della Crimea, esposto in prima linea alle tensioni geopolitiche e commerciali, l'area di Artek e Yalta incarna la "Riviera della Crimea", una bolla protetta dedicata al tempo libero, all'educazione giovanile di rappresentanza e al turismo d'élite.

Le autorità locali filorusse hanno denunciato il coinvolgimento di civili nella penisola di Kerch. Il bilancio attuale parla di 4 morti e 28 feriti.

Bibliografia:  A metà del secolo scorso, in occasione del centenario della guerra di Crimea (1955) e del Congresso di Parigi (1956), io mi accingevo a superare l’esame della terza media.  La Marmora, i bersaglieri, l’Unità d’Italia erano un tormento. Studiavo la storia, ma quelle poche cose che imparavo alla sera, alla mattina le dimenticavo. Mio padre, da parte sua, giornale il mattino davanti, pretendeva e mi suggeriva che leggessi le pubblicazioni dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, parlando soprattutto della figura del generale Alfonso La Marmora, i dispacci militari privati e i registri logistici dell'Armata Sarda, per capire come l'esercito piemontese fosse riuscito a integrarsi così rapidamente con i giganti militari dell'epoca Francia e Gran Bretagna.

 

Inserito il:26/06/2026 09:52:14
Ultimo aggiornamento:26/06/2026 10:33:26
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