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Aggiornato al 21/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Lisa Reinke (New Hampshire, USA, Contemporary) - Hymn To The Masses (2008)

 

Populismo, la via più veloce per il potere e la più impervia per il futuro

di Gianni Di Quattro

 

Il populismo nasce e prospera quando una comunità è attraversata o torturata da situazioni di profonde crisi economiche o sociali, quando cioè la società nella sua maggioranza è frustrata, spaventata e cerca qualsiasi appiglio per risollevarsi e avere fiducia. Il fenomeno del populismo è caratterizzato dalla presenza di gruppi politici che, allo scopo di conquistare il potere, strumentalizzano tale disagio sociale e propongono legittime e reali esigenze del popolo, a prescindere che si possano realizzare per qualsiasi motivo, tecnico, economico, organizzativo o per necessità di collegamenti internazionali non disponibili. Le proposte così formulate consentono ai proponenti il successo elettorale quando il regime adotta come criterio per la selezione dei governanti il suffragio universale con la conseguente presa del potere. Perché le masse amano le promesse, soprattutto quando soffrono.

La pericolosità del populismo sta in due fattori principali: in primo luogo l’impossibilità nella maggior parte dei casi di realizzare una reale esigenza popolare mentre si fa credere che lo si può senz’altro fare e se non si potesse lo si farà dipendere da alcuni nemici veri o immaginari che ostacolano il volere popolare e che vengono additati ed esposti al pubblico ludibrio per essere profondamente odiati. In questo modo quindi si illude il popolo e si fomenta nello stesso un odio sociale che nel tempo diventa corrosivo della società stessa. In secondo luogo, non è detto che quella reale esigenza espressa dal popolo e portata avanti da gruppi politici spregiudicati per fini di potere sia la cosa più conveniente per il popolo, soprattutto in prospettiva, perché il popolo inteso come massa di persone unite solo dal fatto di appartenere alla stessa comunità, non può avere tutti gli elementi di giudizio su ciò che è conveniente per risolvere una sua esigenza e non può conoscere le alternative. Spesso, inoltre, il popolo crede di sentirla questa esigenza in modo prepotente anche per l’opera di comunicazione a bella posta portata avanti da chi ha interesse a farlo e che può influenzarlo, come dimostrano le rilevazioni compiute in questo senso in varie parti del mondo e in condizioni anche di estrema diversità.

Perché in questo particolare momento si diffonde il populismo? Ma perché molti paesi sono in crisi economica e quasi tutti in fase di trasformazione sociale e per giunta, come è tipico in questi casi per vari motivi, sono stravolti da fenomeni di corruzione che fomentano l’odio popolare. Inoltre, queste situazioni di crisi e i vari conflitti militari presenti in molte aree, le diseguaglianza demografiche ed economiche accentuate, la presenza di regimi che in modo violento limitano le libertà e i diritti più elementari sta spingendo masse di uomini ad emigrare alla ricerca spesso effimera, ma inevitabile perché l’uomo vive anche di illusioni, di migliori opportunità per sé e per la propria famiglia.

Ancora un elemento che ha contribuito non poco alla nascita e allo sviluppo del populismo è la inadeguatezza dei partiti e dei movimenti politici che sono nati nel secolo passato dopo le rovine della seconda guerra mondiale e che hanno operato nei decenni passati sui palcoscenici di tanti paesi. Inadeguatezza dovuta al non avere capito la velocità del cambiamento, dall’avere sottovalutato alcuni fenomeni come quello della emigrazione di intere masse popolari, dal non essere stati capaci di sottoporre a valutazione critica le teorie e le proposte socio politiche in conseguenza delle nuove realtà che tecnologia e globalizzazione richiedono, dall’avere totalmente trascurato il percorso culturale del proprio paese, dal non avere, infine, prestato alcuna attenzione alla formazione della classe dirigente dei partiti intesi come convogliatori di consenso e, soprattutto, del paese.

Ma si può contrastare il populismo? Esiste la possibilità di evitare che le masse popolari per definizione ingenue siano intrappolate dall’azione di spregiudicati uomini che giocano appunto sullo stato di disagio e di crisi in cui versano?

La risposta non può essere positiva perché il popolo segue sempre chi promette tutto e subito magari con il castigo dei cattivi o quanto meno non è possibile farlo in breve tempo, perché battere il populismo, vincere questa situazione sociale che confina con la disperazione, si può fare solo rimuovendone le cause.

Per battere il populismo bisogna dunque proporre soluzioni alternative credibili, inserite in un contesto di sostituzione definitiva di vecchi partiti, di vecchie politiche, di vecchi uomini compromessi in un modo o in un altro con un passato ideologico o con un passato fallimentare, e di un loro adeguamento alle nuove realtà sociali. Queste realtà sono quelle del nuovo mondo uscito dal secolo passato e che forse solo da poco si stanno davvero concretizzando.

Bisogna indicare soluzioni ai problemi a differenza dei populisti in modo diverso e non strumentale o temporaneo. Un esempio? L’emigrazione non si risolve chiudendo porti ed aeroporti e cacciando gli stranieri fomentando forme di razzismo e di ostilità etnica, perché queste soluzioni possono funzionare solo in via temporanea e non affrontano alla radice il problema. L’emigrazione si risolve regolando flussi e attuando politiche di integrazione e che sono allo stesso tempo di controllo sociale, creando personale specializzato in corpi specializzati per la gestione delle operazioni, investendo in formazione linguistica e culturale in generale, indirizzando gli emigrati verso le maggiori esigenze dell’economia del paese, informando tutta la comunità in modo costante onde evitare circolazioni di notizie false o comunque distorte che potrebbero creare turbamento, attivando tutti i corpi sociali dalla scuola ai sindacati, alle associazioni di categoria imprenditoriali. Insomma lo sviluppo di un sistema sociale da contrapporre al blocco delle entrate, banale e inutile anche a medio termine, proposto da forze populiste per definizione superficiali nel senso che sono interessate solo all’immediatezza.

Un altro esempio? Il lavoro non si risolve mandando in pensione gli anziani in età sempre più basse o attuando politiche dirigiste verso le imprese in merito al personale o al settore di attività. Per quanto riguarda questo ultimo aspetto anzi è necessario creare un sistema nuovo, elastico e di immediata comprensione ed attuazione che consenta trasferimenti veloci di attività, di capitali, di personale in conseguenza degli sviluppi dell’intelligenza artificiale, del futuro del commercio internazionale, della variabilità maggiore rispetto al passato dei consumi, dello andamento dei flussi migratori, delle situazioni dei vari territori, della variabile disponibilità di risorse umane adeguate in un certo contesto e momento.

Naturalmente altri progetti collegati dovrebbero essere quello relativo alla formazione che comprende scuola, università intesa come percorso di laurea e sistema di specializzazione postlaurea e quello della ricerca sulle tecnologie, sulle applicazioni, sui processi e sul mercato. Questo ultimo aspetto per un paese come il nostro che è un paese di trasformazione assume una rilevante importanza perché la competitività sarà sempre maggiore a livello globale e la vittoria arriderà non sempre a chi avrà il miglior prodotto (la tecnologia peraltro tende a standardizzare), ma a chi avrà la capacità di distribuirlo e offrirlo meglio.

In altri termini, bisogna costruire soluzioni che possano individuare la società del domani da attuare in percorsi paralleli e coordinati con una visione globale e che possano offrire a tutti i cittadini, indipendentemente dal valore culturale, umano e fisico di ciascuno, una prospettiva per loro e per i loro figli inserendoli in un progetto sociale coerente con l’impermanenza, con gli sviluppi tecnologici e con la tendenza inarrestabile che va verso il multietnico visto come plus sociale e come garanzia di lavoro e di vita. In questo modo si batte il populismo che promette soluzioni immediate a scapito della solidità sociale senza alcuna visione del futuro e senza impegno per la creazione della comunità da un punto di vista umano. Quindi è come costringere un popolo a camminare in un tunnel illuminato solo all’inizio e poi sempre più buio sino ad un punto che può essere anche senza fine.

Naturalmente in questo progetto sociale è assolutamente necessario ridisegnare una forma diversa di capitalismo in uno spazio temporale certamente non breve ma neanche infinito. Un capitalismo più egualitario, più consociativo, che continui a premiare la voglia di intraprendere, che riconosca il talento delle idee e che attui politiche compensative in modo da non dimenticare il merito e l’impegno e che coinvolga tutti i collaboratori di ogni ordine e grado nella sfida al successo. Un capitalismo più ricco, meno speculativo, pur sempre competitivo in modo industriale, un ritorno alle origini e ai classici con un sistema di regole e una cultura diverse da quelle che hanno dominato l’ultima parte del secolo passato e che oggi sono la vera causa dei disagi planetari in cui il mondo si dibatte e che hanno dato origine a fenomeni come appunto il populismo stesso.

Naturalmente il sistema sociale deve essere più protettivo dal punto di vista della salute, dell’habitat e dei valori. Attenzione: un sistema comunque lontano da qualsiasi religiosità e invece profondamente laico e umano, con il massimo rispetto per ogni credenza e per ogni desiderio di trascendenza che ogni uomo senta di esprimere.

Battere il populismo, in conclusione, non è facile perché questo offre subito qualcosa o perlomeno illude dicendo che la offre. Per convincere le persone di una comunità a liberarsi dalle lusinghe di questi promotori del populismo che sono bravi cantori e non sempre grandi cucinieri, è necessario andare oltre, fare progetti di un mondo diverso, far capire che le sfide sociali si vincono insieme e non alimentando odio e rancori o creando bande che si combattono, inventando magie.

La parabola dell’uovo o della gallina torna sempre di moda perché è l’alternativa dell’uomo che si dibatte tra la paura e il coraggio. Nel futuro bisogna andarci senza trucchi, con passione e con la cultura per progettare, capire ed attuare una grande sfida. La sfida dell’uomo di rinnovare il mondo sempre e non solo di incerottarlo.

 

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Inserito il:16/10/2018 11:45:57
Ultimo aggiornamento:16/10/2018 12:11:29
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