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Aggiornato al 26/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Stato e religioni.

I recenti avvenimenti parigini mi hanno stimolato qualche considerazione sul rapporto tra religioni e stati.

Innanzi tutto qualche numero di riferimento, per guidare la nostra analisi.

La religione più diffusa nel mondo è l’ISLAM, praticata da 1.6 miliardi di persone, pari al 23% della popolazione mondiale.

La seconda è la RELIGIONE CATTOLICA, praticata da 1.3 miliardi di persone, pari al 19% della popolazione mondiale. A questi devono essere aggiunti circa 550 milioni di PROTESTANTI, pari all’8% della popolazione mondiale.

Seguono l’INDUISMO, con 1 miliardo di seguaci, pari al 15% della popolazione mondiale, poi il CONFUCIANESIMO, con 950 milione di seguaci, pari al 14% della popolazione mondiale e infine, per limitarci alle religioni maggiori e più diffuse, il BUDDISMO, con 550 milioni di seguaci, pari all’8% della popolazione mondiale.

Con questo abbiamo coperto l’87% del totale della popolazione del mondo.

Per limitare la nostra analisi all’Italia, una considerazione appare subito evidente. Perché limitare nelle scuole l’insegnamento alla sola religione cattolica? Se si facessero corsi di storia delle religioni non si aiuterebbe a colmare lo spaventoso gap di conoscenza che oggi contraddistingue i nostri giovani (e anche i meno giovani) e non aiuterebbe la società sempre più multietnica a capire contenuti, caratteristiche e differenze tra le diverse religioni praticate nel mondo? E magari ad aiutare ad avvicinare persone comunque diverse per cultura e pratica, ma che vivono insieme?

Del resto quando si studia filosofia non ci si limita per dire all’idealismo, ma si comprende anche il positivismo, l’epicureismo, l’hegelismo, il materialismo storico e il razionalismo, per citare alcune delle scuole più significative.

I segnali sono invece contraddittori. In questo ultimo anno sono aumentati i professori di religione e sono diminuiti gli studenti che seguono il corso (malgrado le ovvie resistenze comuni a tutte le attività che discriminano dalla massa). E lo stato spende quasi 700 milioni di euro per questa attività.

Io credo che si debba affrontare il problema della laicità dello stato, con tutto il rispetto che si porta e si deve portare alla religione, che tuttavia mantiene e deve mantenere il carattere di scelta individuale, che si organizza nelle forme più idonee e compatibili con la libertà di scelta personale e delle prerogative dello stato che non può che essere laico.

D’altronde la religione cattolica non è più la religione di stato, ma pare che spesso nei comportamenti concreti lo si dimentichi.

Così la presenza del crocefisso accanto alla fotografia del Presidente della Repubblica negli uffici pubblici, con le polemiche che a suo tempo questo ha sollevato.

Così i funerali di stato, che sono sempre religiosi. Quasi della religione di stato, che non c’è.

Nessuna polemica, si badi bene, ma una analisi del rispetto che si deve portare a tutti i cittadini, cattolici, laici, musulmani e via dicendo in una società sempre più composita e differenziata anche da noi.

E capendo che la cultura è un formidabile mezzo per ridurre le differenze, spesso dovute alla ignoranza.

Forse i numeri sopra riportati invitano a qualche riflessione più attenta sugli equilibri nel mondo, soprattutto quelli futuri, senza rinchiudersi in una scatola casalinga più rassicurante, che peraltro viene violata sempre più spesso. 

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Inserito il:16/01/2015 16:56:03
Ultimo aggiornamento:27/01/2015 09:23:41
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