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Aggiornato al 22/07/2018

Jackson Pollock (Cody, Wyoming, USA, 1912 – 1956) - Murale - Particolare (1943)

 

La democrazia apparente

di Gianni Di Quattro

 

Tante cose possono sembrare quello che non sono. Soprattutto quando in una società si verificano fenomeni di cambiamento forti e radicali e di cui, come è naturale, non tutti se ne rendono conto. Vale per ogni cosa e vale pure per la democrazia che può sembrare quello che in realtà non è e quindi essere davvero solo apparente.

Perché la democrazia può conservare tutte o quasi le apparenze appunto, i suoi aspetti esteriori e formali come ad esempio la chiamata alle urne che viene spacciata spesso come prova principe della esistenza di un regime democratico, l’apparato istituzionale funzionante nella forma, Parlamento compreso, libertà di dire e di protestare per le strade sempre dietro specifica autorizzazione, dibattiti televisivi ad uso delle masse popolari dove si polemizza a dimostrazione che esiste un contradditorio ideologico e operativo nel paese. E, nello stesso tempo, degradare sino a perdere il suo significato sostanziale che è rappresentato dalla parità di diritti e di opportunità tra tutti i cittadini, dall’equilibrio dei poteri e da una selezione nell’interesse di tutti dei responsabili della conduzione degli affari di Stato.

La democrazia di cui si parla e che è quella diffusa nel mondo, bene o male, è quella rappresentativa che può anche essere detta parlamentare, nel senso che il Parlamento rappresenta il centro del potere, il punto di equilibrio dei vari poteri, anche in quei casi dove esiste la forma denominata presidenziale, dove cioè il presidente viene eletto direttamente dal popolo e non dal parlamento come da noi o in Germania.

Di questi tempi in considerazione dello straordinario sviluppo della tecnologia si parla molto di democrazia diretta e cioè di una forma di partecipazione continua e diretta del popolo alle decisioni dello Stato e alla elaborazione delle sue leggi e dei suoi costumi. Ma questa ipotesi è quantomeno ancora prematura a causa della scarsa familiarità con la tecnologia nelle classi anziane che sono ancora una maggioranza in alcuni paesi come il nostro e, soprattutto, a causa di una fragilità della stessa tecnologia che non può ancora garantire la totale parità di funzionamento e di accettazione oltre a prestare il fianco ad interventi fraudolenti, quelli dei cosiddetti hackers, come si può notare quotidianamente in varie parti del mondo.

L’apparenza della democrazia è dunque evidente nel caso della forma che viene ultimamente indicata come diretta perché non garantisce parità nel maneggio della tecnologia e perché insicura assolutamente, ma lo è altrettanto nella più tradizionale forma e cioè in quella rappresentativa. Perché i cittadini non sono uguali socialmente e culturalmente, perché gran parte di loro è assolutamente ignorante di come funziona lo Stato e quindi è disponibile ad accettare per buona qualsiasi ipotesi prospettata al riguardo, perché le nuove metodologie di comunicazione che si servono peraltro dello sviluppo della tecnologia e va ricordata principalmente la esistenza e la diffusione di internet, sono in grado di influenzare in modo significativo la formazione delle opinioni del popolo. Di conseguenza, non sono in grado di garantire l’obbiettività nella formazione delle scelte, ciò che fa venir meno il principio stesso del funzionamento della democrazia.

La democrazia si può ammalare e può venir meno alla sua funzione e in tal caso ha assolutamente bisogno di rinnovamento, perché il cattivo funzionamento di un sistema democratico può essere molto pericoloso in quanto addirittura controproducente socialmente. Ma rinnovare e riformare la democrazia è difficile e chi eventualmente dovesse accingersi a farlo rischierebbe di essere male interpretato e rapidamente espulso dalla lotta politica. In questi casi (democrazia zoppicante e riformatori cacciati), in molte società gran parte del popolo è attratta da regimi autoritari e da uomini che li predicano, perché può avere la sensazione che un uomo con pieni poteri decida rapidamente nell’interesse di tutti, cancelli e combatta corruzione e dispersione di risorse, riesca a garantire una maggiore attenzione ai confini nazionali, specie quando i fenomeni migratori raggiungono alti livelli come è il caso dei tempi che corrono.

Si arriva dunque alla dittatura, in generale, quando la democrazia diventa malata e contraddice i suoi principi, quando, in aggiunta e soprattutto, il paese è attraversato da una forte crisi economica e quando, infine, le diseguaglianze sociali diventano esasperate come avviene in questo periodo in tutto il mondo e nel nostro paese compreso. E si arriva alla dittatura sempre, salvo i casi di colpi di Stato cruenti molto rari nel mondo occidentale, con il volere del popolo espresso attraverso elezioni libere formalmente, ma condizionate dalle situazioni come è ovvio e quindi dolcemente e in modo graduale. Al resto ci pensa il nuovo marketing della comunicazione (sempre più scientifico anche quando non sembra esserlo, cioè quando lo si vede camminare su gambe che non appaiono proprio professionali dal punto di vista politico).

La verità, per concludere, è che quando la democrazia diventa apparente il percorso verso la dittatura può essere sempre più possibile e breve, senza che il popolo se ne renda conto ed anzi mentre sventola bandiere applaudendo senza capire dove sta andando.

 

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Inserito il:03/04/2018 10:44:51
Ultimo aggiornamento:03/04/2018 10:51:04
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