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Aggiornato al 21/09/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Yaroslav Teslenko (Sambir, Lviv, Ukraine - ) – The Wind of Change

 

Il cambiamento è un termine multiuso

di Gianni Di Quattro

 

Cambiare vuol dire trasformare o comunque alterare quello che si ha, quello che si fa, quello in cui si vive, soprattutto quello che si pensa. E questo significato è sancito da vocabolari e studiosi ed è anche recepito dal latino, nostra lingua madre. Cambiare è un atto naturale, ma è facile a dirsi ed è difficile a farsi. Nel senso di vero cambiamento e non solo di un apparente e formale tentativo di farlo credere. Infatti, alcuni dicono di volerlo fare per non farlo o, peggio, tentano di cambiare tutto per non cambiare niente come diceva il principe di Salina. E poi ci sono anche quelli che pensano di cambiare e non capiscono che non lo sanno fare o non lo possono fare e non se ne rendono conto.

Bisogna certamente avere oltre alla volontà vera anche una certa predisposizione, intesa come capacità di reazione, innata o acquisita, a capire e ad aderire ad un processo di cambiamento. Lo dicava pure Darwin parlando della evoluzione, intesa come percorso di cambiamento continuo, della specie. Ma vale lo stesso sia che si parli di una persona che di una comunità, di un partito, di una relazione, di qualunque atto umano. In altri termini, la evoluzione è cambiamento, senza cambiamento non ci può essere vita attiva, partecipazione, come ben esprime il concetto di origine buddista della impermanenza.

Il cambiamento inoltre non vuol dire sempre migliorare, anche se Winston Churchill diceva che per migliorare si deve sempre cambiare, perché il cambiamento può anche essere negativo e persino disastroso, quale che sia il riferimento e cioè personale, collettivo, socio politico, climatico o, persino, ideologico.

Infine, ci sono quelli che, allo scopo ad esempio di conquistare il potere o di ottenere un qualche cosa, cavalcano il cambiamento, annunciano di volerlo e promettono di attuarlo, sapendo che non hanno intenzione di farlo e soprattutto sapendo che sarà poi facile fare credere di averlo attuato perché le masse non sempre si rendono conto se il cambiamento c’è stato oppure no, perché nei tempi attuali, con i sistemi di comunicazione tecnologici diffusi e con le nuove metodologie di influenza delle opinioni, vale la realtà percepita più di quella reale. Nel senso che per capire la realtà vera è necessario ormai una certa raffinatezza intellettuale e soprattutto una mente sgombra da pregiudizi, cose sempre più rare entrambe in qualunque ceto sociale e con qualsiasi livello di conoscenza, magari non di cultura.

Un fenomeno importante che riguarda il cambiamento è appunto il fatto che molti non si rendono conto dello stesso ed hanno la sensazione che si possa continuare a fare le stesse cose, a pensare le stesse cose, a comportarsi sempre allo stesso modo, come se il tempo fosse fermo o come se ciò che avviene non possa modificare il contesto in cui viviamo. Come se la vita fosse immobile per sempre. Forse anche in questo caso, che è il principio della vita e del suo procedere, bisognerebbe dire come Galileo: eppur si muove!

Ecco che il significato di cambiamento è molteplice ed è per questo che la parola viene usata con finalità diverse e con significati diversi ed è per questo che si può dire che è multiuso. È usata in buona fede per indicare la vita e il suo camminare. È usata in modo fraudolento per nascondere i veri obiettivi della propria azione sociale e politica ed è usata in modo spregiudicato per conquistare potere o un affare di interesse.

Il cambiamento, l’atto del cambiare, è poi sempre più rappresentativo di un mondo che non è felice e che pensa di volere cambiare non tanto per migliorare ma per sopravvivere. Un mondo che non è felice, dove la solitudine si diffonde, le diseguaglianze sociali si estendono sempre più, i sentimenti sono manipolati e male rappresentati, le emozioni provocate, il futuro una prospettiva che non esiste e che nello stesso tempo spaventa, così come spaventa tutto ciò che è ignoto (per questo lo smartphone che tutti hanno aiuta perché non lascia mai soli e dice sempre qualcosa, non importa cosa). Più rappresentativo nel senso di più richiesto e certamente più necessario e dove quindi hanno facile gioco coloro che con grande cinismo si dedicano alla conquista del potere, con la intenzione di sottomettere gli altri. Infatti, le popolazioni sono più fragili, disposte a seguire qualsiasi predicatore senza verificare se le sue promesse sono illusioni o possono essere realtà, anche perché molto spesso non sono in grado di capirlo, non hanno voglia di capirlo e preferiscono navigare nella speranza anche se questa appare come una utopia.

Un mondo che diventa più estraneo, incomprensibile a molti che non capiscono che è cambiato anche se sembra sempre lo stesso, come capita per le persone che cambiano i sentimenti e i desideri continuando ad apparire sempre le stesse. Il problema che appare sempre più evidente è che il futuro passa attraverso il cambiamento e il successo della umanità, delle persone passa attraverso la capacità di capirlo, la voglia di cambiare, di partecipare al processo, di seguire il dinamismo della vita anche quando diventa faticoso. L’alternativa non è l’immobilità, ma la scomparsa.

 

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Inserito il:02/01/2019 18:17:38
Ultimo aggiornamento:02/01/2019 18:22:37
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