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Aggiornato al 22/01/2019

Leo von Klenze (1784-1864) - Ricostruzione di Acropoli e Aeropago di Atene -1846

 

Pubblichiamo il secondo articolo (qui il link al primo) sull’importante tema della necessità di una partecipazione attiva al controllo ed indirizzo dei politici delegati a rappresentarci.

 

Partecipare alla vita politica

(2) Due storie emblematiche

di Romeo Gazzaniga

 

La prima storia si svolge in un capoluogo di provincia in cui lo scorrere della vita quotidiana, rispetto ad altre realtà italiane, è da sempre relativamente tranquillo. Stessi toni per la vita politica quasi mai attraversata da scossoni degni di nota. L’Amministrazione in carica ha tentato, encomiabilmente, di coinvolgere sin da inizio legislatura la cittadinanza a frequentare quei pochi incontri annui in programma nei vari Quartieri per discutere sui programmi della Giunta e sulle eventuali richieste ed osservazioni da parte della cittadinanza, ma con scarso successo. Di fatto una sostanziale quanto pigra delega in bianco senza riserve da parte della cittadinanza.

Un bel giorno a fronte di urgenti necessità di scavi tecnici in una delle vie centrali più trafficate, si è reso necessario deviare per un paio di mesi estivi il percorso di alcuni bus che su queste vie (riservate solo al transito pedonale ed ai bus di città) raggiungevano rapidamente il centro storico.

Durante questa sospensione l’Assessorato al Traffico ha anche riflettuto su un  inconveniente esistente nel percorso dei bus: strada stretta per bus marcianti in entrambi i sensi e costretti a gestire a vista le rispettive precedenze, e da condividere con il passo dei pedoni. Da qui al decidere da parte dell’Amministrazione comunale che alla fine dei lavori l’attuale deviazione nel percorso dei bus sarebbe diventata definitiva e la via riservata esclusivamente al traffico pedonale, il passo è stato breve.

Ma quando è stata ufficializzata la notizia, quella sonnacchiosa parte di cittadinanza utente dei bus è insorta con burrascose ed affollatissime riunioni di Quartieri, interpellanze, creazione di comitati permanenti, raccolte di firme per il ripristino dei percorsi storici dei bus.

Non è compito del presente articolo soddisfare la curiosità sul seguito di questa storia, il cui iter è ancora in corso, bensì collegarla alla prossima per arrivare a conclusioni comuni.

La seconda storia riguarda qualcosa di più eclatante: il recente Referendum Costituzionale. Con una enorme quanto imprevedibile affluenza al voto, ha svelato passioni e voglie partecipative apparentemente dormienti. Ne sono rimasti sorpresi buon parte dei politici di governo che, forti di una usucapione straconsolidata nel tempo, erano usi a “fare” senza serie contestazioni al loro operato salvo alcuni più o meno consistenti mugugni di piazza nel clima dei quali è nato un Movimento politico riuscito a portare le protesta in Parlamento e sbrigativamente classificato come antisistema e populistico.

Usucapione creata da cittadini non avvezzi ad essere considerati “sovrani” nonostante gli espliciti ed autorevoli inviti della Costituzione (secondi cpv degli Art. 1 – 3 - 4). Cittadini usi a considerare Governi e Parlamenti solo come Autorità e non nel loro doppio ruolo di:

  • eletti, e remunerati, dai cittadini come loro Rappresentanti e come tali da seguire e controllare da vicino;
  • Autorità quando producono leggi che ogni cittadino deve rispettare.

La delega senza controlli ravvicinati da parte dei cittadini ed una oggettiva commistione tra incapacità e dolo da parte della gran parte dei governanti succedutisi sino ad oggi ci pone davanti a questo desolante quadro:

  • un Debito pubblico da default di fatto e paralizzante qualsiasi iniziativa finanziaria di rilievo;
  • una disoccupazione strutturale in continua crescita con punte astronomiche fra i giovani;
  • povertà generale in forte e continuo aumento;
  • una improvvisata gestione del fenomeno immigrazione.

Si parla tanto di governabilità ma se poi chi ne esercita la funzione non ci sa fare granché in quanto non all’altezza, sarà il caso di non affidare i destini di una Nazione a chi non vede l’impietoso quadro di cui sopra (e se lo intravede non sa nemmeno da che parte cominciare per affrontarlo).

La conclusione delle due storie suggerisce quanto segue:

  • mai dare deleghe in bianco ai ns. Amministratori. Anche se ci fidiamo. Mai.
  • buona cosa e salutare, almeno per i cittadini più attenti, più osservatori, in possesso di oggettive nozioni della materia, l’iscriversi al partito che si è votato e frequentarne (più da controllore che da militante) le sue sedi anche periferiche quelle 5/6 volte all’anno che contano (stesura programmi, ascoltare le reciproche ragioni ed esigenze, elezione di delegati a candidature varie, controllo dell’effettiva capacità dei referenti di Partito in carica, etc.).

Probabilmente se questi suggerimenti fossero stati adottati in precedenza il materiale per raccontare queste due storie non si sarebbe creato.

(Continua)

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Inserito il:18/12/2016 09:56:59
Ultimo aggiornamento:12/05/2017 14:54:34
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