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Aggiornato al 17/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Axel Scheffler (Amburgo, 1957 - ) -Idea for a EU heraldic animal (Drawing Europe Together 2018)

 

Concretezza - Elezioni europee 26 maggio 2019

di Giorgio Panattoni

 

Ci stiamo avvicinando rapidamente alle elezioni europee e varrebbe la pena di parlarne un po'.

Perché si tratta di un confronto che va al di là del contenuto specifico elettorale.

Una elezione quasi epocale, da una parte la filosofia del governo e di chi lo sorregge anche indirettamente, dall'altra la necessità di definirne una antagonista.

Che concretamente oggi non c'è. Ancora.

Nelle elezioni conta scegliere! O da una parte o dall'altra.

Posizioni mediane non sono comprensibili.

Mi pare chiara la posizione della Lega, che detiene maggioranza e controllo di questo governo, anche con qualche forzatura per via dei Cinque Stelle.

Ma in una coalizione, si sa, conta superare gli attriti e fare quello che si ha in testa.

Semplificando, prevalenza degli interessi nazionali a scapito di quelli comuni, che fanno fatica a emergere e che dovrebbero programmaticamente coincidere con quelli nazionali, alleanze con forze nazionaliste, chiusura del territorio nazionale, no all'immigrazione, difesa dell'individuo anche attraverso l'uso delle armi per reazione, riduzione delle imposte in chiave flat, quota 100 per le pensioni, reddito di cittadinanza, ripubblicizzazione di alcuni settori, aumento dell'IVA come via di reperimento risorse che non ci sono, aumento del debito pubblico per finanziare le decisioni degli slogan elettorali, etc.

Non si può dire che il progetto non sia chiaro.

Per chi intende proporre una alternativa, che si fa per contrastarlo?

Non basta dire che “gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare” come ormai si sente dire da troppo tempo.

Facciamo qualche esempio.

Quota cento: cosa si propone in cambio, per rispondere con gli stessi slogan utilizzati dal governo? Solo la legge Fornero? Bisognerebbe argomentare in modo che tutti capiscano. Per esempio che non si creeranno posti di lavoro con questo provvedimento se non lo si accompagna con interventi poderosi di creazione di nuova cultura, quella che serve per il futuro.

Immigrazione: cosa si propone in cambio? Con quali sistemi di controllo e di difesa dell'interesse nazionale? Con quali sistemi di integrazione, punto debole della vecchia gestione? Come si fa a armonizzare la immigrazione con le giuste rivendicazioni dei ceti più poveri nazionali? Come si fa a coinvolgere la Europa, visto che il problema è comune e che le alleanze proposte dal governo sono con forze che si oppongono a una politica comune sul tema?

Reddito di cittadinanza: che si fa per contrastare un veicolo pubblicitario e di consenso potente come questo? Bastano gli interventi sulle famiglie?

Insomma, occorre definire proposte alternative, forti, convincenti, con gli slogan adatti, rivolti al positivo.

E prendere finalmente atto che nella società dei social media occorre cambiare anche la comunicazione.

Altro esempio, il lavoro. Basta dire che ci saranno investimenti, almeno quelli per ora bloccati, almeno quelli pubblici, per dare speranza per il futuro?

Leggiamo tutti i giorni che ci sono centinaia di migliaia di posti di lavoro scoperti perché mancano le culture necessarie a coprirli. E come deve cambiare la scuola per affrontare questo problema, che diventerà molto più critico in futuro? Si può pensare di fare un piano di finanziamento alle imprese, che dovranno necessariamente cambiare contenuti di lavoro e organizzazione, per formare anche loro le nuove posizioni?

Invece di continuare a lamentarsi e di fare fosche previsioni sulla perdita attesa di posti di lavoro per la quarta rivoluzione industriale, si può programmare quello che serve? Magari tutti insieme, ma con la necessaria decisione di chi governa?

Si ha la sensazione che sia stato accettato troppo supinamente il ruolo di opposizione, che per forza deve contrapporsi dicendo che non va bene.

E magari fermarsi lì.

E chiamare alle barricate, che, si sa, hanno sovente le armi spuntate quando si confrontano con elargizioni di risorse prima non disponibili, che catturano il consenso di ampie fasce di popolazione attenta solo agli interessi personali immediati. Più o meno leciti.

Poco importa a costoro se il costo di queste decisioni le pagheranno i giovani, chiamati domani a pagare i debiti che ora si fanno.

Questo mi pare il quadro, certamente troppo sintetico, certamente incompleto, certamente opinabile, ma che dovrebbe svegliare interessi, azioni, proposte concrete, che chi si oppone deve portare agli interlocutori che devono votare con chiarezza e almeno con la stessa forza delle azioni del governo.

 

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Inserito il:18/04/2019 10:39:35
Ultimo aggiornamento:18/04/2019 10:47:15
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