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Aggiornato al 19/10/2018
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Pellegrino Capobianco (in arte Crinos) (1983 – Avellino) – Caccia alle stelle

E alla fine arrivarono Grillo e la Casaleggio associati.

 

Termina con questo pezzo un piccolo ciclo dedicato alla situazione politica attuale, riferita però ad un minimo di considerazioni storiche. Tutto questo mi è stato sollecitato dall’amico Renzo Provedel, che con pazienza mi ha letto, approvato e anche fortunatamente contestato, consentendomi di approfondire la mia visione della politica attuale. Il Novecento politico è finito, un nuovo ciclo alquanto imprevedibile è iniziato, qualche volta i segni del nuovo secolo ci inducono all’ottimismo, spesso al pessimismo. Un augurio mi faccio, e vi faccio, che presto terminino le contrapposizioni superficiali e faziose per diventare un Paese quasi normale. Parlo dei 5 Stelle perché sono il nuovo che avanza, lo faccio in modo sostanzialmente critico ma, assicuro, che sarò pronto a ricredermi.

Tito Giraudo

 

Cercare di capire il Movimento 5 stelle non può non prescindere dai meccanismi di partecipazione che dal '900 hanno caratterizzato la politica italiana.
Fu certamente la sinistra poiché rappresentava gli strati popolari a dotarsi di mezzi di comunicazione popolari. Fu un fiorire, oltre al grande quotidiano l’Avanti!, di fogli, per lo più a cadenza settimanale o mensile, stampati a livello locale. il tutto fu reso possibile, sia da un minimo di scolarizzazione di proporzioni fino ad allora mai raggiunte, sia dalla diminuzione dei costi di stampa dovuti principalmente al progresso tecnologico. Piccole tipografie nacquero in tutto il Paese. Naturalmente la sinistra aveva anche canali diretti: i circoli di Partito, il Sindacato e il movimento cooperativo.

Il Fascismo mise fine alla stampa di Partito e di opinione che non fosse gradita al Regime, tuttavia anche nel ventennio si scrisse molto, non si poteva parlare male del Duce, ma certo, se rileggiamo molti giornali e riviste: il pensiero unico non fu proprio unico. A livello provinciale quei fogli rappresentavano soprattutto uno strumento dei gerarchi locali, sovente in lotta tra di loro, ma ci furono anche giornali che sviluppavano aspetti culturali interessanti e sovente fuori dagli schemi dell’epica fascista. I giovani che scrissero su quei fogli saranno la spina dorsale del giornalismo politico del dopo guerra.

Dopo la Liberazione, sull’onda della sia pur tardiva adesione delle masse alla Resistenza, ci fu un fiorire di strumenti partecipativi.
Nel quarantotto, si sfidarono due grandi macchine comunicative, da una parte il fronte popolare schierò la sua corazzata di attivisti a tutti i livelli, l’obbiettivo era ideologico: il Socialismo, quello che si era concretizzato in Russia e mitizzato da propagandisti come Gramsci, Togliatti, Terracini e altri che avevano vissuto e sostenuto le idee dell’Internazionale Comunista.

Gli italiani nel ‘48 furono messi di fronte a due modelli: quello Comunista che governava una bella fetta dell’Europa dell’Est e quello, che per comodità chiamerò moderato, che guardava alle libertà del mondo occidentale e aveva come riferimento gli Stati Uniti. A sorpresa vinse il secondo e, occorre a mio parere dire la verità, non per merito dei politici moderati che andavano dal liberali ai socialdemocratici nati dalla scissione Saragattiana, ma dalla Chiesa Cattolica. Pacelli è un Papa bistrattato ma fu colui che decise di schierare l’altra corazzata: quella dell’Azione Cattolica,  delle Parrocchie e dei Parroci che in quanto a organizzazione capillare non erano certo da meno rispetto ai Comunisti.

Per la verità Togliatti aveva capito che mettersi contro la Chiesa non sarebbe stata poi una grande idea, tanto che votò l’inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione, cosa che divise la sinistra (Socialisti e Azionisti voteranno contro). Non fece i conti però con la diffidenza di oltre Tevere ma soprattutto con l’anticlericalismo diffuso della sua base. A Peppone, un po’ un tutta Italia si contrappose Don Camillo che, come ben aveva capito Guareschi: vince sempre.
La disfatta del quarantotto fece fare al PCI una delle tante autocritiche che sempre tardivamente costelleranno la vita di quel Partito. Di conseguenza si attrezzò per una conquista questa volta per via democratica del Potere. Se la medesima cosa l’avessero fatta i Socialisti dopo la prima guerra mondiale, non dico che l’Italia sarebbe diventata un Paese socialista ma certamente ci saremmo risparmiati il Fascismo.

Sul terreno della comunicazione, il PC divenne soverchiante, sia nei confronti dei socialisti ma anche dei Democristiani che tuttavia il consenso lo mantennero per lungo tempo soprattutto grazie al persistere dei due Blocchi contrapposti, tenuto conto che L’Urss iniziava ad essere indifendibile. Dopo l’Ungheria, la macchina del PCI serrò le fila parando, almeno a livello di base, l’emorragia dei consensi, cosa che non gli riuscì del tutto a livello intellettuale con la fuoriuscita di una sia pur minoritaria componente  (Giolitti, Vittorini e altri).

Il ‘68 scompaginerà, anche in tema di comunicazione e partecipazione, i piani del PCI. Nel frattempo era morto Togliatti e la leadership si era indebolita.
I ragazzi sessantottini, studenti soprattutto delle facoltà umanistiche, non si ispirarono ai modello comunista dell’epoca, guardarono non al Gramsci prono verso il leninismo, ma al Gramsci dei Consigli di fabbrica.

Il 68, fu la prima vera contestazione della democrazia dei partiti, ci fu un’emorragia di quadri dalle associazioni giovanile della sinistra verso i gruppi e gruppuscoli partoriti nelle infiammate occupazioni degli atenei. I sessantottini saranno stati di un’altra sinistra ma nel loro DNA il frazionismo c’era tutto, tanto che dispersi in mille rivoli, molti confluiranno nel gattone comunista…. ronfante accanto al fuoco.

Le cose sul terreno della comunicazione “cosiddetta progressista” cambiarono grazie principalmente a due fenomeni: Berlinguer e Scalfari che si allearono per combattere il terzo fenomeno dell’epoca: Bettino Craxi. La sempre potente macchina comunicativa del PC ebbe un concorrente alleato in Repubblica. Alleato perché era ferocemente anticraxiana, concorrente, perché con il tempo cambierà il DNA del Partito.

Berlinguer, a mio parere è un leader sopravvalutato, due furono i suoi cavalli di battaglia: il compromesso storico e la questione morale; entrambi saranno dei fallimenti che impediranno la nascita di un socialismo moderato e riformista.

Mani pulite e il ciclone Berlusconi spazzeranno via la partitocrazia nata nel dopoguerra.

Negli anni del berlusconismo si affronteranno nuovamente due corazzate: quella del Cavaliere che unificherà i moderati, non solo di destra ma anche di sinistra (destra e sinistra erano già come idee entrate in crisi).
La comunicazione di Berlusconi fu soprattutto la non comunicazione, il Berlusca era realista e sapeva che la maggioranza della popolazione masticava poco la politica, era diffidente dei professionisti e capì che il peggior nemico della sinistra era la sinistra medesima, con le sue utopie, le sue rigidità, i suoi tic.

L’ulivo prima, e il PD dopo, saranno il tentativo di omogenizzare la sinistra orfana piangente del PCI con la sinistra cattolica che reagì alla morte della DC. Come la sinistra marxista a suo tempo rispolverò Gramsci, la sinistra cattolica tornerà a Don Sturzo, peccato che entrambi fossero morti e sepolti.
Ulivo, Centro Sinistra, Casa della libertà e Centro Destra, sul piano della ricerca del consenso non furono certamente due grandi macchine da guerra. Gli italiani (quelli che andranno a votare) lo faranno scegliendo il meno peggio, finché non apparirà all’orizzonte Beppe Grillo che figlierà i Grillini con l’utero in affitto di Roberto Casaleggio.

Ho fatto questa lunga premessa perché non si può cercare di spiegare il fenomeno 5 Stelle se non si conoscono le vicende che li hanno fatti nascere.
Secondo me, Beppe Grillo, quando iniziò a riempire gli stadi con i suoi spettacoli non pensava di fondare un Partito. Di tutti i comici impegnati nella demolizione di Berlusconi, in fondo, il meno ideologico era proprio lui.

In un panorama in cui tutti davano addosso al “caimano”, Beppe Grillo, capì che gli Italiani se votavano Berlusconi, lo facevano soprattutto in antipatia per la sinistra e quindi, per par condicio, sbeffeggiò anche quest’ultima, trovando un terreno più che favorevole. Alle contumelie sulla partitocrazia abbinerà un’ideologia un po’ d’accatto: ambientalismo, complottismo, anti progressismo, il tutto gridato e senza approfondimenti.

Arriverà a distruggere i Computer sui palchi, sarà un “no Tav”, propugnerà il metodo “Di Bella” oltre a molte fantasiose teorie anti progressiste e catastrofiste.
La svolta, credo, sarà l’incontro con Roberto Casaleggio.
Non è molto che i media si stanno occupando della Casaleggio Associati e stranamente, in questi giorni che “Il Foglio” sta puntando l’attenzione sul suo ruolo: da destra, ma soprattutto da sinistra, si preferisce tacere. Naturalmente i Grillini urlano alla “macchina del fango” orchestrata nei loro confronti, come se loro non fossero insieme a certi giornali e a certi giudici una macchina del fango ambulante.

Non credo sia dietrologia smaccata pensare che l’incontro tra Grillo e Casaleggio sia avvenuto per ragioni professionali. La Casaleggio associati, era ed è, un consulente d’immagine con particolare riferimento alla Rete. Probabilmente Grillo pensava di potenziare la sua di immagine, tramite le pagine dei Social.
Come spesso avviene per i nuovi fenomeni il loro sviluppo supera le più rosee previsioni. Quelle poche decine di migliaia (e già non erano pochi) di spettatori, sono diventati presto una massa scrivente in rete che di fronte alle tonnellate di sterco sulla politica dava un segno tangibile di quello che pensavano gli Italiani, soprattutto se giovani, soprattutto se disoccupati o sott’occupati.

Il successo alle ultime elezioni politiche, secondo me, ha colto di sorpresa Grillo, meno Casaleggio che per sua forma mentis assegna un’enorme importanza alla comunicazione.
Le prime mosse dei 5 Stelle “Partito” furono astute.

Eletti per asfaltare la vecchia politica iniziarono asfaltando (anzi smacchiando via streaming) Bersani. Era il nuovo che avanzava con prepotenza, la democrazia della rete. In realtà, era l’illusione (la stessa che per anni ha animato la base di tutti i Partiti) di essere i veri arbitri del futuro della politica, pensando che le scelte fatte dal computer non fossero manipolabili come era stato per le truppe cammellate nei congressi DC e PSI o per il potere, nemmeno troppo occulto, dei funzionari del PCI.
La differenza, e su questo vorrei pregare tutti i miei amici con simpatie grilline di pensarci su, è che dietro ai vecchi Partiti, piacesse o meno, c’era un’ideologia e una lunga gavetta, sovente anche sacrifici economici, anche se questo non ha impedito la loro degenerazione e quindi l’affermarsi di due anticorpi: il non voto e il Grillismo.

Se il non voto è il massimo dell’autolesionismo impotente, il Grillismo è fenomeno più complesso che merita una critica circostanziata, altrimenti cadrei nello stesso errore che la sinistra fece nel liquidare Berlusconi come un fenomeno mediatico transitorio prima, e poi come la causa di tutto il male e il degrado del Paese. Nella realtà in quei venti anni hanno governato entrambi, entrambi in modo, a mio parere, alquanto deludente e questo è il vero motivo, al di la della verve di Grillo o della professionalità di persuasore nemmeno troppo occulto di Casaleggio.
Che i Grillini non abbiano una classe dirigente è un fatto assodato. E come potrebbe esserlo dal momento che tutti sono usciti da Facebook, che sarà anche divertente, ma sull’approfondimento non brilla di certo. Quindi, per ora, dovendoci accontentare dei Di Maio o delle Taverne come leader parlamentari (soddisfatto “il fatto quotidiano”), gli unici riferimenti credibili restano Grillo e Casaleggio.

Il primo, è certo un volubile, sposa campagne che definire di retroguardia è un eufemismo. Basterebbe una per tutte: la TAV.
Posso capire i Valsusini, che da beneficiati ferroviari (leggetevi la storia delle ferrovie in Val di Susa), sono diventati sostenitori del “Chi va piano va sano e non tanto lontano”, “Niente progresso in Val di Susa se no arriva la mafia” e poi: “Sotto i sacri monti Valsusini: l’amianto, peggio l’Uranio, ancora peggio il diavolo se le trivelle lo sveglieranno dal letargo”.
Comunque li posso capire, non vogliono essere disturbati, poi tutte le televisioni parlano di loro (è di oggi la versione NO TAV in “gondoa”). Capisco meno, Grillo e Casaleggio che ricchi uomini d’affari sono diventati.

A che pro, mettere un tappo alla rete europea dell’alta velocità? Perché di tappo si tratta. Che dire dei termovalorizzatori, meglio i depositi d’immondizie per farne delle colline fumanti? O è meglio pagare i tedeschi che si prendano la nostra immondizia facendoci pagare il servizio per poi rivenderci, a caro prezzo, l’elettricità prodotta proprio con i termovalorizzatori.
Grillo e Casaleggio pensano che i tedeschi che avendo soldi a iosa hanno fatto il più grande investimento europeo sulle rinnovabili, abbiano fatto contemporaneamente “i talebani” sulle fonti meno costose e più inquinanti?
Per carità cristiana, non parlo del “ponte sullo stretto”, o peggio degli OGM, perché i Grillini sono in sciagurata compagnia con gran parte della sinistra.

Che dire poi delle loro idee in politica estera, anzi delle non idee. Che ruolo per l’Italia in Europa, cosa propongono sui problemi dell’immigrazione? Nulla, salvo il loro futuro potere salvifico quando avranno la maggioranza assoluta in Parlamento. E nel frattempo?
Quindi perché dare fiducia all’azione politica dei Pentastellati?

D’altronde, che siano in Parlamento per distruggere e non per costruire è dimostrato dalla tattica adottata sulle unioni civili. Renzi, avrebbe fatto una bestialità se avesse fatto passare quella legge, così come l’aveva scritta la Cirinnà. Se i cinque stelle avessero ingoiato il canguro, avrebbero ingoiato un piccolo rospo in cambio di un brillante risultato: quello di interrompere il travaso di simpatie dal Centro Destra verso Renzi (non verso il PD), costringendo quindi Renzi a farsi protagonista di una legge che sapeva impopolare a gran parte dell’elettorato per via dell’ambiguità sull’adozione del figliastro, ambiguità divenuta prova dopo l’impresa californiana di Vendola.

Credo che il  motivo che ha indotto Grillo e Casaleggio a far fare marcia indietro alle loro truppe cammellate, sia di spostare ancora più a destra Renzi per porsi come unica e vergine alternativa, oltre naturalmente, di aver colto l’impopolarità della legge (basta leggere i commenti in rete non targati).
Ma per cosa? Per governare da soli? E se ciò avvenisse il Consiglio dei Ministri andrebbe in rete? Il dibattito parlamentare su Facebook,  cinguettando su Twitter, o dialogando con la Confindustria su Linkedin?

Termino con una considerazione: Berlusconi prima e Renzi dopo, la Democrazia proprio non sanno dove sta di casa ma il buon senso si. Ed è proprio quello che manca alla “strana coppia”.

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Inserito il:09/03/2016 13:03:56
Ultimo aggiornamento:25/03/2016 18:11:17
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