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Aggiornato al 20/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Giovanni Bruzzi (Firenze 1936 ) Jolly Joker

 

Democrazia non è una parola jolly

di Gianni Di Quattro

 

Da un po’ di tempo è diventato di moda parlare di democrazia, come se molti sentano la sua fragilità e tanti abbiano la voglia di adattarla a cose che non le sono proprie. Infatti, le interpretazioni sono molteplici come se la parola potesse essere usata indifferentemente al posto di tante altre.

Non solo, ma tutti i partiti e i movimenti che nel paese competono tra di loro per la conquista del potere appena ritengono che qualcosa detta o fatta da un concorrente politico non è in linea con il loro pensiero subito accusano di antidemocratico il fatto (l’accusa ritenuta più grave).

E queste dichiarazioni si incrociano per cui se una persona obbiettiva dovesse dare retta ad ognuna di esse tutti i partiti e movimenti del paese sarebbero antidemocratici (e chissà se questa non sia la vera spiegazione).

Inoltre, ormai la parola democrazia si accoppia con diverse qualificazioni (rappresentativa, diretta, partecipativa, tecnologica tanto per citarne alcuni) come se da sola non sia sufficiente ad individuare il sistema politico vigente o agognato.

Un proverbio popolare dice che quando si parla tanto di qualche cosa è perché questo qualche cosa manca proprio a chi ne parla (come se si parla tanto di donne o di denaro).

La realtà probabilmente è che i sistemi politici non riescono a fare un salto verso la modernità.

Una modernità che non è solo l’uso della tecnologia per proporre e gestire procedure e funzionamento, ma è un fatto di cultura che consenta una valutazione delle nuove esigenze sociali, che aiuti il superamento di schemi e riflessioni di secoli passati e non più validi nel mondo di oggi.

La conseguenza è un momento di confusione organizzativa, ideologica e politica che non riesce a capire come capire e andare verso il futuro e si aggrappa al passato cercando di interpretarlo in modo diverso. Come prendere un vecchio vestito e rivoltarlo e poi dire che è nuovo quando si può vedere chiaramente che non lo è.

Il vero problema non è confrontarsi sulla parola democrazia, non è con una interpretazione contrastarne un’altra, ma è fare un salto culturale dunque e capire (questo è fondamentale) che una comunità non è solo un mercato da conquistare a scopo di arricchimento e sfruttamento e che le regole e le definizioni della contesa devono essere comuni.

E la stessa contesa deve essere fatta poi sulle idee nell’interesse di tutti e sulle capacità per realizzarle. Ma viviamo tempi difficili e spregiudicati, pieni di egoismo in cui sembra che l’alternativa sia solo quella di vincere o di perdere, mentre non viene neanche presa in considerazione quella di vivere.

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Inserito il:03/05/2017 21:27:39
Ultimo aggiornamento:03/05/2017 21:32:40
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