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Aggiornato al 20/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Sergio Michilini (1948 -      ) – La zattera della medusa italiana - 1981

La democrazia della minoranza.


Ormai gli interventi contro il governo, le accuse di un uomo solo al comando (chiedendo scusa a Coppi), le accuse di svilimento del ruolo del parlamento (come se questo parlamento fosse in grado di fare il suo mestiere), le accuse di autoritarismo verso un governo che decide e cerca di fare, il forte rimpianto verso un passato di consultazioni permanenti quasi senza sbocco, fanno emergere sempre più in modo evidente la forte volontà di dare la spallata finale a questo assetto, tornando a forme di più bonaria e inefficiente stagnazione.

Questo non vuol dire che si potrebbe operare anche in modo meno aggressivo, cercando quel consenso che non c’è e che nessuno vuole e poi decidendo di andare avanti.

Ma questa prassi richiederebbe una capacità di confronto che oggi obiettivamente non c’è.

Il sindacato è schierato su posizioni di lotta di classe, contro il padrone, chiunque esso sia, le corporazioni non vogliono il cambiamento, che toccherebbe qualche privilegio di troppo, la opposizione di Lega, 5 Stelle, Forza Italia e SEL è di tipo distruttivo o addirittura aventiniano, persino su leggi costituzionali si è gridato allo scandalo per la ricerca di un consenso trasversale, del tutto necessario su modifiche tanto significative.

Per fare un esempio per tutti prendo la riforma della scuola.

Lo slogan imperante negli scioperi degli insegnanti è stato, “vogliamo libertà di insegnamento”. Chi conosce la scuola di oggi non vede l’ anarchia che regna su questo punto, altro che libertà, che viene esercitata senza alcun controllo?

Chi ha invocato per anni l’autonomia scolastica si erge ora fiero contro il decentramento dei poteri alle strutture periferiche. Il preside sceriffo, preso ad esempio del modello proposto, è davvero una rappresentazione buffa per non dire altro. E certo ci sarebbero i modi per tutelarsi anche da comportamenti poco corretti.

E chi vogliono che decida su organizzazione e modo di operare di una unità, una struttura centrale o una vicina alla realtà delle singole situazioni?

E la totale avversità ai giudizi di merito (finalmente!) esprime nostalgia per il metodo della anzianità (come per tutto il pubblico impiego) o teme qualche limitazione alla propria inerzia assicurata e protetta?

Ma nelle aziende private di tutto il mondo i giudizi di merito non li esprimono proprio i responsabili diretti delle unità, gli unici che conoscono le reali performances in relazione alle condizioni di lavoro?

Quanto alle assunzioni, ovvio che si potrebbe fare sempre di più. Ma a me pare che il segnale sia davvero forte e chiaro. 160.000 assunzioni forse non se le aspettava nessuno. E volere un decreto per le assunzioni e la bocciatura della riforma, come è stato detto dalla piazza, sembra proprio una presa in giro!

Mi fermo qui. Certo se si volesse si potrebbe entrare nel merito, fare proposte costruttive, non far saltare come al solito il banco e occupare le piazze.

Del resto è quasi tutto così.

La riforma della giustizia che aumenta le pene per la corruzione è giudicata dai magistrati troppo debole e quindi inaccettabile, come la riduzione delle enormi ferie dei magistrati.

La nuova legge elettorale è da respingere perché non piace che indichi il giorno delle elezioni chi deve governare. Addirittura la minoranza PD si è scagliata contro il doppio turno!

Il senato riformato deve tornare elettivo e con poteri molto più ampi, distruggendo così la logica della riforma verso il monocameralismo che ha contraddistinto le primarie e le dichiarazioni programmatiche da sempre di questa maggioranza.

E via di seguito, mescolando sistematicamente opposizione al governo per principio e fronda interna ai partiti, che poco ha a che vedere con il merito dei provvedimenti.

C’è un forte rimpianto per quella che chiamo la democrazia della minoranza, che vorrebbe decidere al posto della maggioranza. Siccome non riesce, inveisce, va in piazza, insulta e perde anche quelle poche e buone occasioni di portare qualche contributo costruttivo.

E in fondo c’è la speranza gattopardesca di fare in modo che questa ventata di cambiamento lasci le cose come prima.

Finalmente un po’ di calma.

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Inserito il:19/05/2015 12:21:52
Ultimo aggiornamento:09/06/2015 11:17:39
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