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Aggiornato al 26/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Incontro prima della caccia alla volpe (Particolare) - Heywood Hardy (1843-1933)

Raddrizzare le gambe ai cani.


Si può anche dire lavare la testa all’asino per indicare una cosa inutile, che non può portare ad alcun risultato, ma si dice anche per definire come velleitaria un cosa che qualcuno tenta di fare o spinge qualcun altro a fare quando palesemente è irrealizzabile o contradditoria.

E’ un comportamento tipico anche da parte di coloro che non avendo molte idee e forse neanche interesse su come sistemare, organizzare una cosa volano, inventano dicendo che basta non fare quello che si sta facendo, oltre a mandare via quelli che stanno facendo e che le cose si aggiustano da sole e riescono in questo modo a millantare di risolvere qualsiasi problema.

In questo momento nel nostro paese ci sono molte persone o gruppi di persone che vogliono raddrizzare le gambe ai cani.

Partiti che vogliono cancellare persone e strutture promettendo un futuro migliore anche se non definito, vecchi protagonisti del passato che parlano del futuro riproducendo il loro vissuto, sindacati che non vogliono cambiare e continuano a chiedere di ripristinare situazioni economiche del paese del passato come se fosse possibile e il mondo fosse ancora lo stesso, burocrati attaccati ai loro poteri non comprendendo di trovarci tutti insieme sull’orlo di un baratro, uomini politici che per sopravvivere continuano a cambiare partito o nome ai loro partiti pensando di mantenere privilegi e prebende, enti inutili che promettono analisi, studi e indicazioni non richieste e strampalate, personale docente che chiede risorse inesistenti e che offre poca collaborazione professionale e di idee, giornali e media in generale che non riescono a rappresentare la realtà e le varie situazioni con obbiettività e quindi non offrendo alcun contributo per lo sviluppo di una opinione pubblica indipendente e forte, correnti politiche che agiscono all’interno di partiti che combattono con qualsiasi mezzo per conquistare il potere, istituzioni gelose delle loro prerogative e dei privilegi economici che cercano di difendere incuranti del cambiamento e della situazione economica del paese, corporazioni tutte protese ai loro interessi e senza valutare in nessun modo alternative professionali e di mercato.

Il problema più difficile del paese è il degrado cui ci hanno portato scivolando piano piano negli anni passati, degrado che si manifesta con la complicazione della vita cui sono sottoposti i cittadini, complicazione per la esistenza di una burocrazia volgare e ignorante, di una enorme quantità di leggi inutili, sovrapposte e contradditorie, con lo sperpero di risorse del paese attraverso la concessione di alte remunerazioni a tutti i funzionari e apparati dello Stato in modo da acquisire la loro omertà e poi attraverso il flusso di danaro, con la scusa di opere e contribuzioni, versato a gruppi collegati con organizzazioni criminali più o meno violente ma certamente spregiudicate, la creazione di strutture che controllano altre strutture e che danno la sensazione a tutti di trovarsi in un labirinto incredibile in una forma di allucinazione collettiva che addomestica e consente di guidare facilmente masse di persone, un sistema economico guidato da un apparato bancario non professionale e violento, una fiscalità che ricalca molto quella dello Stato Vaticano prima dell’unità d’Italia, un disinteresse verso ogni forma di cultura, la trascuratezza della bellezza, la considerazione dei sistemi formativi più come una occasione di lavoro per tanta gente che un sistema di conoscenza per i giovani e di costruzione del futuro.

Un degrado che ha diffuso volgarità nel linguaggio, nei comportamenti , nella vita quotidiana di tanti e che rendono il paese poco accogliente, poco cordiale, brutto, diviso e violento.

Malgrado tutto, la speranza c’è e ci deve essere sempre, perché fa parte della nostra natura, perché fa parte della nostra voglia di sopravvivere, di andare, di vedere e di ridere.
La storia ci insegna che molti popoli sono riusciti ad emergere da situazioni difficili e non può non essere possibile per noi che siamo ben collocati geograficamente, abbiamo esperienze che comunque qualcosa hanno lasciato anche se in modo inconsapevole.

La grande domanda è capire quanta voglia veramente abbiamo di uscire da questa situazione di degrado o se preferiamo inseguire qualche sirena che promette di risolvere tutto per conto nostro.
In fondo abbiamo sempre seguito persone che ci raccontavano di saper camminare sulle acque e abbiamo sempre voluto crederci per non pensare, per non fare, per non avere responsabilità e impegni.

Saremo capaci di avere ancora orgoglio, voglia di lavorare, di essere onesti, di studiare, di premiare chi se lo merita anche se non è un amico?  Perché ce la possiamo fare!

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Inserito il:28/10/2014 11:39:36
Ultimo aggiornamento:03/11/2014 19:20:02
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