Aggiornato al 01/02/2026

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

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Voterò NO a quello che si configura come un tentativo mascherato di sovvertire la Costituzione

di Giacomo D. Ghidelli

 

Se la materia del contendere fosse, come si vuole far credere, la separazione delle carriere, forse si potrebbe discutere e la prima domanda sarebbe: ma vale la pena spendere i soldi per un referendum che di fatto impedirebbe a una quarantina di persone soltanto (tante sono quelle che nel 2025 hanno chiesto il passaggio da una funzione all’altra) su circa 8.000 di cambiare carriera? Credo che chiunque lo vedrebbe come spreco inammissibile.

E comunque, anche ammessa la legittimità di questo inutile sperpero di soldi, qualche legittimo dubbio lo si potrebbe sollevare. A prima vista si potrebbe infatti dire che oggi giudici e accusa condividono la medesima cultura. Contrariamente a quanto accade in altri Paesi, il PM non deve “vincere” contro la difesa, ma nel suo lavoro deve cercare anche le prove a discarico dell’imputato. E questo rappresenta una garanzia per chi viene indagato, soprattutto per chi non può permettersi una difesa costosa. In una totale separazione dei ruoli, invece, il PM potrebbe mirare non tanto a scoprire la verità quanto a cercare di ottenere una condanna. Ed è forse anche per questo che nel 1994 lo stesso Nordio era contrario alla separazione delle carriere. Però, ripeto, si potrebbe discuterne.

Ma il reale problema che questa riforma vuole affrontare non sta qui. Il reale problema sta nel voler sottomettere il potere giudiziario al potere esecutivo.

E i mezzi per raggiungere questo obiettivo sono due: la riforma del CSM e l’istituzione dell’Alta Corte, il nuovo organo di giudizio dei magistrati.

Il CSM è stato creato come ente di autogoverno e come garanzia di indipendenza dei giudici e della loro autonomia. La riforma dà vita a due CSM (giudicante e inquirente) composti per 2/3 da giudici estratti a sorte e per 1/3 da membri laici sorteggiati da una lista indicata dal parlamento, vale a dire dalla maggioranza di governo.

Qui la prima obiezione è che il meccanismo dell’estrazione a sorte annulla il potere di autogoverno della magistratura come potere eletto democraticamente dagli stessi membri della magistratura. Il potere legislativo e quello esecutivo sono il frutto di un ordine democratico basato sulle elezioni. L’elezione è un principio fondante dell’ordine costituzionale. E a questo punto non si capisce perché non dovrebbe esserlo anche per uno degli altri poteri dello Stato. Tanto più che la collettività la quale dà vita a questo potere (la magistratura) è un organo costituzionale e che i suoi rappresentanti danno vita a un organo di rilevanza costituzionale (il CSM). L’estrazione a sorte contrasta con tutto ciò: svincola la magistratura da uno dei principi fondamentali della vita collettiva e provoca altre conseguenze.

A tacere del fatto che si tratterebbe di un caso unico in Italia (non esiste nessuna professione il cui organo di autogoverno sia composto da persone estratte a sorte), chi viene estratto a sorte non ha doveri di rappresentanza di fronte ai propri elettori. Chi viene estratto a sorte è una semplice monade, svincolata da tutto, una persona che rappresenta soltanto se stessa, le cui scelte sarebbero molto meno trasparenti proprio perché non inquadrabili all’interno di una rappresentanza.

E qui nasce un altro problema. In questo modo si verrebbe infatti a costituire un CSM formato da un lato da un gruppo di magistrati capitati lì per caso, senza un progetto definito, che potrebbero anche essere senza esperienza alcuna, e quindi deboli. Dall’altro da un gruppo ricco di esperienza («professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno quindici anni di esercizio»), compatto, omogeneo e chiamato a rispondere a una precisa logica politica: quella di chi ha definito la lista da cui i singoli membri sono stati sorteggiati. Un gruppo omogeneo che potrebbe molto agevolmente esercitare pressioni su singoli che non devono rispondere a nessuno, orientando in questo modo tutte le decisioni del Consiglio.

Ma questa scelta, si dice, è stata fatta per annullare il gioco delle correnti che ha portato a distorsioni quali quella del caso Palamara. Ma allora c’è da chiedersi perché anche gli “onorevoli” non debbano essere estratti a sorte tra la popolazione, visti i casi di accordi disfunzionali tra parlamentari di cui a volte sono piene le cronache.

Ma oltre all’introduzione di un sistema anti-democratico, de-responsabilizzante e facilmente influenzabile che caratterizzerebbe la costituzione dei due CSM, la riforma dà vita a un nuovo organo che potrebbe esercitare sulla magistratura pressioni ancora più forti.

Si tratta della costituzione della cosiddetta Alta Corte, chiamata a svolgere una funzione che finora era gestita in parte dal CSM e in ultima istanza dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, a cui un magistrato poteva fare ricorso nel caso in cui il CSM l’avesse sanzionato.

Qui sono tre le sfaccettature del problema:

  1. Dell’Alta Corte possono far parte soltanto i magistrati della Corte di Cassazione. In questo modo si crea una magistratura di serie A e una di serie B, buttando a mare l’esperienza pratica di chi sa come oggi funziona davvero un tribunale.
  2. Un altro punto riguarda l’organismo a cui il magistrato condannato può fare appello. Oggi può farlo, come si diceva, di fronte alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Domani potrà farlo invece soltanto all’interno dell’Alta Corte. Come è stato sottolineato, “Si elimina il potere di controllo di un sistema terzo. L’alta corte diventerebbe un sistema chiuso, che giudica se stesso. Verrebbe meno una garanzia fondamentale del giusto processo”.
  3. Sappiamo che l’Alta Corte sarà costituita da 15 membri, dei quali 9 togati e 6 laici. Ma non sappiamo in che numero e in che proporzione saranno composti i Collegi che saranno chiamati a prendere le decisioni: questo, dice la riforma, sarà determinato successivamente da una legge ordinaria, e siccome a pensare male a volta ci si azzecca, qui nasce il sospetto che la maggioranza crei collegi in cui i magistrati sono una minoranza, vale a dire collegi con una dominanza politica dove, come è stato evidenziato, “la disciplina potrebbe essere usata come intimidazione”. Facciamo infatti l’ipotesi che un giudice si trovi sul tavolo un fascicolo che riguarda i politici. Un giudice che sa che potrebbe essere giudicato da un sistema disciplinare influenzato dalla politica. Ebbene, credete che quel giudice si sentirà ancora libero di decidere?

Alcune battute finali.

  1. La riforma non risolve i problemi della giustizia, che sono essenzialmente problemi di processi dai tempi lunghissimi, per risolvere i quali occorrerebbe non stravolgere la Costituzione ma dotare la Magistratura di nuove risorse e di nuovi mezzi.
  2. La riforma sostituendo un unico CSM con due CSM e con un’Alta corte triplica i costi, disperdendo risorse che potrebbero essere spese per quanto dicevo al punto precedente.
  3. La riforma dà vita a un CSM che nasce da un sorteggio “truccato” che lo consegna alla politica e a un’Alta Corte che può diventare uno strumento di controllo governato dalla politica. E a questo punto si capisce perché Nordio abbia detto che questa riforma sarà utile in futuro anche a quella che adesso è opposizione.

Questi sono da un lato i fatti e dall’altro i baratri anti-democratici che questa riforma apre e che potrebbe ulteriormente aprire, baratri che annullerebbero la separazione dei poteri. Per tutto questo voterò in modo convinto NO, e spero che il nostro Paese abbia in sé ancora gli anticorpi necessari a fermare questo attacco alla Costituzione.

Tra le molte fonti,

https://www.dirittogiustiziaecostituzione.it/la-riforma-costituzionale-del-c-s-m-di-lorenzo-scarpelli/

 

Inserito il:01/02/2026 16:33:08
Ultimo aggiornamento:01/02/2026 17:29:51
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