Aggiornato al 17/09/2026

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Voltaire

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Chi determina i prezzi del petrolio e del gas?

di Bruno Lamborghini

 

Il blocco dei due stretti di Hormuz e di Bab el Mandeb per la guerra in Iran e le conseguenze nei paesi del Golfo, hanno generato nell’arco di pochi mesi quasi il raddoppio del prezzo del petrolio e la triplicazione del prezzo del gas che si traduce in pesanti aumenti di costo per gli utenti che invano i governi europei cercano di assorbire.

Peraltro occorre considerare che l’aumento del prezzo del petrolio sarebbe maggiore se non fosse frenato dalla grande abbondanza di offerta di petrolio in circolazione nel mondo e dalla crescente disponibilità di nuove fonti energetiche (fotovoltaico ed eolico).

Va considerato anche che vi sono altri fattori che determinano il prezzo internazionale del petrolio che viene fissato quotidianamente da due enti, il Brent blended, destinato ai mercati extra USA, viene prezzato da un broker basato in UK ed il WTI (West Texas Intermediate) destinato al mercato USA da un broker in USA. Inoltre queste quotazioni si basano su piccole percentuali degli scambi totali, divenendo peraltro termini di riferimento nelle negoziazioni internazionali degli scambi. 

Il prezzo del gas naturale viene fissato in Europa quotidianamente in forma spesso virtuale perché basata su proposte di scambi e non su scambi effettivi da parte di un ente olandese, il TTF, Title Transfer Facility presso Gasunie che è l’azienda pubblica olandese per la distribuzione del gas in Olanda e si tratta anche qui di valutazioni spesso influenzate da speculatori, distanti dai prezzi delle diverse negoziazioni effettivamente trattate, valutazioni ritenute anomale  e quindi molto criticate.

In Italia il prezzo del gas viene definito mensilmente da Arera (Agenzia di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente) in base ai riferimenti TTF e forse ad alcuni scambi in atto, con il rischio quindi di non corrispondere o essere superiore agli effettivi prezzi dei contratti di acquisto.

Sia per il petrolio che per il gas l’adozione da parte dei distributori dei prezzi fissati da enti “virtuali” come il TTF rischia di determinare prezzi al consumo maggiori di quelli effettivi a danno dei consumatori e con incremento dei margini dei distributori, creando i cosiddetti “sovraprofitti” che si  vorrebbero tassare. In realtà, eventuali maggiori margini dovuti alle differenze tra prezzi di riferimento fissati da enti come il TTF rispetto ai prezzi basati sui costi effettivi di produzione o contratti di importazione andrebbero affrontati non alla fine, ma all’origine del processo, agendo da parte dell’intervento pubblico al fine di bloccare l’utilizzo di prezzi “virtuali” per definire prezzi finali al consumo basati sui valori effettivi dei distributori.

I prezzi internazionali del petrolio sono soggetti a forti oscillazioni, il petrolio Brent è passato dai 147 $ al barile del luglio 2008 a 40 $ nel 2009 e a 90 $ nel 2011 e poi 28 $ nel 2016 per poi collocarsi attorno a 70 $ nello scorso anno e arrivare a settembre 2026 a 110 $ con prospettive di ulteriore crescita per il persistere della crisi mediorientale.  

Il gas naturale secondo TTF partendo da una precedente media di 40 Euro al megawattora, nel 2022 con l’invasione dell’Ucraina ha raggiunto i 250 Euro e a settembre 2026 si aggira attorno a 85 Euro.

Vi è quindi un’estrema volatilità dei prezzi di petrolio e gas dovuta agli eventi in atto, ma anche soprattutto per manovre speculative. Inoltre va tenuto conto che il petrolio va raffinato per ottenere benzina e Diesel con possibili ulteriori aumenti di prezzo dovuti alla mancata disponibilità di impianti di raffinazione che attualmente si sono ridotti a causa dei conflitti in corso (non solo nel Golfo ma anche per le distruzioni degli impianti russi e ucraini). Per il gas inoltre la distruzione degli impianti del Qatar che è tra i maggiori esportatori di gas ed il blocco di Hormuz hanno determinato forti aumenti di prezzo, in conseguenza anche della necessità di ricorrere a forniture di gas liquefatto dagli USA, con costi maggiori.

Con l’invasione russa dell’Ucraina a febbraio 2022 e con le successive sanzioni e blocco delle importazioni di petrolio e gas dalla Russia, precedentemente trattate a prezzi ridotti in specie verso la Germania, la necessità per i paesi europei di ricorrere a fonti diverse ha portato ad ulteriori aumenti del costo energetico tenuto conto che l’Europa ha carenza di fonti energetiche fossili, così come di impianti nucleari, salvo la Francia.

Il ricorso a investimenti per energie rinnovabili (solare e eolico) è stato avviato in modo più impegnato in alcuni paesi europei e meno in altri come l’Italia che vede peraltro ripresa degli investimenti e possibile rientro nel nucleare con tempi ovviamente lunghi. Tra i paesi europei la Spagna, oltre ad avere una buona disponibilità di nucleare, ha investito nel solare ed eolico raggiungendo una relativa autonomia energetica rispetto alle fonti fossili.

La necessità di ridurre la dipendenza da petrolio e gas per i paesi europei e soprattutto per l’Italia, diviene sempre più determinante per i vincoli crescenti di tipo geopolitico, condizioni destinate presumibilmente ad aggravarsi con prospettive di maggiori vincoli agli scambi e pesanti aumenti dei costi relativi. La strada del ricorso a energie rinnovabili ed al nucleare diviene sempre più obbligata. In particolare per regolare l’offerta ed il costo dell’energia elettrica la cui produzione e relativo costo è ancora dipendente dall’utilizzo di gas per il 50%, mentre per il resto vi sono fonti rinnovabili, in primis le fonti idroelettriche. Ne consegue che il prezzo della bolletta elettrica (sia per la parte tutelata che per quella di libero mercato) dipende principalmente dal prezzo del gas, mentre dovrebbe riflettere il mix produttivo con valori minori, dato il minor costo delle altre fonti rispetto ai prezzi TTF del gas.   

E’ prevedibile una crescita esponenziale dell’utilizzo di energia elettrica nel mondo (si pensi alla prospettiva di sviluppo delle nuove economie a Est e a Sud del mondo), non solo nella mobilità elettrica, ma anche, come si sta manifestando, nella straordinaria necessità di energia elettrica per la gestione informatica dei centri dati e per la diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale sia virtuale che fisica-robotica.

Il mondo avrà sempre più bisogno di energia elettrica che dovrà essere prodotta senza danneggiare ulteriormente il pianeta e chi lo abita. La questione che si porrà sempre più è come produrre grandissimi quantitativi di energia elettrica senza ricorrere a risorse fossili che sono anche la causa principale del global warming che rischia di aggravarsi drammaticamente con gravi effetti sulla salute della popolazione in tutto il mondo.

Non va dimenticato che la stessa Cina, all’avanguardia nello sviluppo di energie rinnovabili ed anche al primo posto nell’introduzione di automobili elettriche, di apparecchiature elettriche e di batterie per tutti gli usi, deve ancora ricorrere per la produzione di energia elettrica a risorse inquinanti come il carbon fossile.   

Negli USA l’Amministrazione Trump ha frenato l’evoluzione verso le energie rinnovabili senza preoccupazioni per gli effetti sul global warming e ha anzi aumentato gli investimenti nel fracking per produrre petrolio e gas che esporta anche verso l’Europa.

L’Unione Europea, che si proponeva di essere all’avanguardia nel passaggio da energie fossili a energie rinnovabili ha frenato il green deal anche per gli effetti negativi che ha determinato sull’industria dell’auto e non appare chiaro quale strada intenda ora percorrere.

Una politica europea che cercasse di unificare ed integrare le infrastrutture e le reti elettriche di tutti i paesi europei consentirebbe di ridurre gli attuali sprechi e doppioni, ottimizzando anche la produzione di elettricità esclusivamente attraverso energie rinnovabili, potrebbe ridurre i costi relativi limitando speculazioni e brokeraggi nella gestione di prezzi e quantità di petrolio e gas, avendo chiaro che l’energia elettrica è destinata sempre più a costituire il centro strategico dello sviluppo futuro europeo.

 

Inserito il:17/09/2026 11:31:14
Ultimo aggiornamento:17/09/2026 11:36:16
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