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L’eresia del Socialismo in Occidente
Decrescita, ESG e il definitivo tradimento del proletariato
di Daniele D’Innocenzio
Voi che oggi vi ergete a custodi della virtù pubblica, voi che dalle colonne dei grandi quotidiani e dai pulpiti delle istituzioni sovranazionali ci spiegate come dovremmo vivere, consumare e persino pensare: ascoltate, perché il conto alla rovescia della vostra egemonia culturale sta per scadere, e la realtà, con la sua volgare e testarda materialità, bussa alla porta dei vostri salotti buoni.
Parliamo di un’eresia. Non quella che la Chiesa inseguiva sui roghi, ma quella ben più subdola che si è consumata nel cuore del socialismo occidentale.
Se Karl Marx e Friedrich Engels potessero osservare, da quell’aldilà che li ha visti profeti di una religione senza Dio, lo stato in cui versano i loro epigoni nel 2026, non proverebbero rabbia. Proverebbero, al massimo, una profonda, imbarazzata pietà.
L’eresia del socialismo in Occidente non consiste nell’aver sbagliato le previsioni economiche perché quello era un difetto di fabbrica, un peccato originale che Ludwig von Mises e Friedrich Hayek vi avevano gentilmente segnalato un secolo fa, e che voi, con l’arroganza tipica di chi non ha mai studiato i manuali di economia, avete bellamente ignorato.
L’eresia, cari signori del pensiero unico, consiste nell’aver completamente tradito la natura stessa della vostra dottrina, trasformandola da strumento di emancipazione materiale in un inquisitorio meccanismo di colpevolizzazione morale. Iniziamo con la ramanzina sociologica, che forse vi farà storcere il naso, ma che è necessaria. Il socialismo classico, piaccia o non piaccia, aveva un soggetto storico: il proletariato.
L’operaio. Colui che vendeva la propria forza lavoro e che, secondo la vostra vulgata, veniva alienato dal frutto del proprio ingegno. La promessa era chiara: liberare l’uomo dal regno della necessità per portarlo in quello della libertà, attraverso l’abbondanza materiale e la fine dello sfruttamento.
Cosa avete fatto, voi, intellettuali della borghesia progressista? Avete guardato l’operaio, lo avete trovato sporco, rumoroso, poco incline a fare le riunioni condominiali sulle micro-aggressioni, e lo avete abbandonato. Avete sostituito la lotta di classe con la lotta delle identità. Avete preso il materialismo storico, lo avete svuotato della sua economia politica e lo avete riempito di psicoanalisi spicciola, teologia della colpa e vittimismo identitario.
Nel 2026, il vostro "socialismo" non vuole più abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione: vuole solo che quei mezzi di produzione siano gestiti da comitati etici, che le aziende abbiano le quote rosa e di colore nei consigli di amministrazione, e che il CEO di una multinazionale del tech possa sentirsi un rivoluzionario perché ha donato l’1% dei suoi profitti a una ONG che pianta alberi, mentre delocalizza la produzione in Paesi dove i diritti dei lavoratori sono un lontano ricordo.
Avete trasformato il socialismo in un dipartimento delle Risorse Umane su scala globale. Un’eresia, appunto: non volete abbattere il capitalismo, volete solo gestirne il senso di colpa, tassandolo a morte per finanziare la vostra burocrazia morale.
Passiamo ora al piano economico, dove la vostra ignoranza rasenta l’insulto all’intelligenza umana.
Voi credete, con una fede taumaturgica che farebbe invidiare un taumaturgo del Medioevo, di poter pianificare l’economia dall’alto. Il vecchio socialismo sovietico ci provava con i Gosplan e i quintali di acciaio.
Voi, più sofisticati (o forse solo più codardi), ci provate con i cruscotti ESG (Environmental Social and Governance), con le tasse sulla plastica, con i tetti ai prezzi dell’energia e con le pianificazioni centralizzate della "transizione ecologica".
Ma il problema del calcolo economico, signori miei, non è stato archiviato dalla storia. È solo stato nascosto sotto il tappeto.
Quando decidete, per decreto, che entro una certa data si dovrà smettere di usare una determinata fonte di energia perché "eticamente impura", non state salvando il pianeta. State distruggendo il meccanismo dei prezzi. State impedendo al sistema di allocare le risorse scarse in modo efficiente.
Siamo a settembre 2026: l’inflazione degli ultimi anni ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie, i costi dell’energia per le piccole e medie imprese hanno costretto alla chiusura interi distretti industriali, e la povertà energetica è tornata a essere un’emergenza sociale.
E chi paga per questo disastro? Non certo voi, che vivete in quartieri bene, lavorate da remoto, e potete permettervi l’auto elettrica (sovvenzionata, guarda caso, con le tasse di chi non può permettersela). A pagare siete voi, cari progressisti, ma non con il vostro portafoglio.
A pagare è l’operaio, il piccolo imprenditore, il pensionato. È il proletariato che avevate promesso di liberare, che ora state schiacciando sotto il peso delle vostre virtù segnalate. Pretendete di dirigere l’economia come se fosse un’azienda, o peggio, come se fosse un organismo biologico da curare con le vostre diete ferree.
Ma l’economia è un ordine spontaneo, il risultato di milioni di decisioni individuali basate su informazioni che nessun burocrate, nessun algoritmo e nessun commissario europeo potrà mai possedere.
La vostra è una presunzione luciferina: credete di poter sostituire la conoscenza dispersa e tacita del mercato con i vostri decreti ministeriali. E il risultato è sempre lo stesso: carestia, stagnazione e mercato nero. Solo che oggi non chiamiamo più carestia la mancanza di beni, la chiamiamo "decrescita felice" o "sobrietà imposta", per non ammettere che il vostro modello ha fallito.
L’aspetto più grottesco di questa eresia è la sua deriva teologica. Il socialismo occidentale, avendo perso la sua base materialista, è diventato una religione secolare.
E come tutte le religioni fondamentaliste, ha bisogno di un peccato originale, di un capro espiatorio e di un’indulgenza. Il peccato originale, per voi, è l’Antropocene, la colpa ineluttabile di essere nati in una società industriale.
Il capro espiatorio è l’imprenditore, il "capitalista fossile", dipinto non come un attore economico che risponde a segnali di mercato, ma come un criminale ambientale.
E l’indulgenza? L’indulgenza si compra. Si compra con i crediti di carbonio, si compra con le donazioni alle fondazioni patrocinate dalle stesse multinazionali che inquinano, si compra aderendo al vostro conformismo linguistico e comportamentale.
È un sistema inquisitorio perfetto. Se un cittadino esprime un dubbio sulla fattibilità tecnica o economica delle vostre utopie verdi, non viene confutato con i dati ma viene eretizzato. Viene cancellato dai social media, licenziato, emarginato.
Avete creato un tribunale del Sant’Uffizio dove l’accusa di "negazionismo climatico" o di "insensibilità sociale" sostituisce l’accusa di stregoneria. E il rogo? Il rogo oggi è la gogna mediatica e la revoca dei finanziamenti pubblici.
Questa non è politica, è psicopatologia del potere. È il desiderio inconfessabile di sottomettere l’individuo non solo nelle sue azioni economiche, ma nei suoi pensieri, nelle sue abitudini, nel suo modo di cucinare e di riscaldarsi.
Avete sostituito la libertà con la sorveglianza reciproca, trasformando la società in un immenso panopticon dove ognuno fa la spia sul vicino per dimostrare la propria ortodossia morale.
Veniamo al dunque, a questa ramanzina che, spero, vi scuota dal torpore del vostro autocompiacimento. Siete degli ipocriti. Siete dei traditori.
Avete preso l’ansia per il futuro delle giovani generazioni e l’avete canalizzata in un progetto politico che non ha alcuna intenzione di risolvere i problemi, ma solo di perpetuare il vostro potere. Volete la decarbonizzazione? Bene.
Allora dite la verità al popolo. Ditegli che significa nucleare, e smettetela di ostacolarlo per puro opportunismo elettorale. Ditegli che significa centrali a gas di backup, e smettetela di bloccare le autorizzazioni per i rigassificatori. Ditegli che significa abbattere i costi dell’energia per le industrie, non tassarle fino a farle fuggire in Cina o negli Stati Uniti, dove il "socialismo etico" che tanto amate non ha messo piede.
Volete l’uguaglianza?
Allora smettetela di promuovere politiche che favoriscono chi possiede già asset immobiliari e finanziari, a scapito di chi deve ancora risparmiare il primo stipendio.
Le vostre politiche abitative, i vostri blocchi degli sfratti e i vostri controlli sui prezzi degli affitti stanno solo distruggendo l’offerta di case, rendendo il mercato ancora più ostile per i giovani e per i meno abbienti. È l’abc dell’economia, roba che si insegna al primo anno di università, ma che voi ignorate perché vi dà un potere discrezionale che vi inebria.
Il socialismo in Occidente è diventato un’eresia perché ha rinnegato la scienza economica in nome di una finta morale, e ha rinnegato il progresso materiale in nome di un ascetismo elitario.
È una dottrina per ricchi che si sentono in colpa, che usano lo Stato come uno strumento punitivo contro i propri vicini meno fortunati. Ma la realtà, vi ripeto, è testarda. Le leggi della fisica e le leggi dell’economia non si curano dei vostri comunicati stampa.
Un sistema che consuma più capitale di quanto ne produca, che distrugge ricchezza in nome della virtù, e che basa la sua coesione sociale sulla colpa e sulla paura, è un sistema destinato a collassare. Potete continuare a nascondervi dietro i vostri comitati etici, le vostre agende globali e le vostre tasse punitive. Potete continuare a insultare chi produce ricchezza reale e a ossequiare chi la redistribuisce.
Ma quando la catena di approvvigionamento si romperà, quando la rete elettrica non reggerà più il carico delle vostre pompe di calore ideologiche, e quando le casse dello Stato saranno vuote per pagare i sussidi alla vostra burocrazia morale, non vi servirà a nulla aver avuto il punteggio ESG più alto.
L’eresia del socialismo occidentale sta per fare i conti con la sua stessa inconsistenza. E quando la bolla si sgonfierà, non ci saremo noi a dovervi spiegare perché avevamo ragione. Sarà la fame, sarà il freddo, sarà il vuoto delle vostre casse a farlo. Fino ad allora, continuate pure a predicare il vostro vangelo di privazioni.
Ma abbiate la decenza, per una volta, di iniziare a praticarlo voi per primi, rinunciando ai vostri privilegi, ai vostri stipendi statali e alle vostre rendite di posizione.
Se non lo farete, la storia, quella vera, non quella che riscrivete nei vostri dipartimenti universitari, si prenderà la sua rivincita. E sarà, vi assicuro, molto meno clemente di quanto lo siano stati i vostri predecessori del Novecento.
Riferimenti bibliografici:
- Ludwig von Mises, Socialismo: Analisi economica e sociologica (1922)
- Friedrich A. von Hayek, L'uso della conoscenza nella società (1945)
- Michel Foucault, Sorvegliare e punire. Nascita della prigione (1975)

