Aggiornato al 27/09/2026

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Voltaire

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Quale Europa dopo le elezioni del 2027?

di Bruno Lamborghini

 

Il 2027 si presenta come un anno di transizione politica in Europa con importanti elezioni in quattro grandi paesi, Francia, Italia, Spagna e Polonia, che si affiancano ai grandi sommovimenti politici in Germania, con la crescita del partito AfD di estrema destra.

In realtà, in poco più di un anno, tra settembre 2026 e novembre 2027, in undici paesi europei si svolgono elezioni politiche: il 13 settembre 2026 si sono svolte elezioni in Svezia, cui seguono Lettonia il 3 ottobre e Bulgaria il 25 ottobre. Nel 2027 inizia l’Estonia il 7 marzo, la Finlandia il 18 aprile e nella stessa data la Francia, la Grecia in primavera, la Spagna le avrebbe entro metà di aprile, la Slovacchia entro fine ottobre e la Polonia entro l’11 novembre. Vi è poi l’Italia in cui si dovrà decidere se anticipare ad aprile la scadenza di ottobre.

In Francia e Spagna si prevede una maggioranza di governi di destra potenzialmente anche con posizioni estreme, mentre in Italia il confronto elettorale tra la coalizione di destra e quella di sinistra si svolgerà in presenza della nuova estrema destra di Vannacci (Futuro Nazionale). 

Alla fine del 2027 pertanto lo scenario politico europeo si prospetta in significativo cambiamento almeno in due paesi leader, Francia e Spagna sinora guidati rispettivamente da governi di centro e di sinistra. Questo potrà avere effetti sull’Unione Europea, così come per quanto potrà avvenire negli altri paesi dopo le elezioni ed anche in Germania con le elezioni regionali che testimoniano una crescente presenza di AfD, accanto peraltro al successo opposto della Linke a Berlino e dei socialdemocratici di Manuela Schwesig in Pomerania.

Si prospettano due scenari, o verso posizioni fortemente nazionalistiche di contrasto o rifiuto nei confronti dell’’Unione Europea “Orban like”, oppure posizioni più moderate miranti a riformare e migliorare le attuali strutture comunitarie.

Questo secondo scenario sembra trovare conferma nelle posizioni espresse in Francia da Rassemblement National (Le Pen) e in Spagna dal Partito Popolare (pur con Vox), con possibili modifiche strutturali dell’U.E. espresse anche nei Rapporti Draghi e Letta, e manifestate in parte in Italia dal governo Meloni. 

Ne risulta che lo spostamento a destra dei governi di alcuni paesi europei non sarebbe tale da determinare rotture nei confronti dell’Unione Europea, ma forse la ricerca di interventi di deburocratizzazione e deregolamentazione non attuati in precedenza ed al fine di sbloccare vincoli alla crescita economica a livello nazionale dei diversi paesi.

Certamente saranno richiesti cambiamenti nelle politiche energetiche dell’Unione Europea ed il rafforzamento dei vincoli migratori e sicurezza e interventi critici verso riarmo, difesa comune e aiuti all’Ucraina, con posizioni in favore della ripresa di relazioni con la Russia.

Ma queste posizioni saranno condizionate da quanto succederà nel 2027 per quanto riguarda l’evoluzione del conflitto ucraino e l’aggravarsi o meno degli interventi di guerra ibrida da parte russa nei confronti dei paesi europei. I rapporti con gli Stati Uniti dell’Amministrazione Trump forse non cambieranno nella sostanza in quanto dipendenti come ora principalmente dai comportamenti trumpiani.

La questione più importante riguarda le posizioni dei nuovi governi nei confronti delle politiche dell’Unione Europea con la possibile crescita di politiche nazionali dei diversi paesi. Se l’accento sarà più sulle politiche nazionali rispetto alle politiche comunitarie si rischia una riduzione delle sinergie positive con indebolimento della crescita e ulteriori incertezze sul ruolo che l’Europa può svolgere nel contesto internazionale.

Se saranno potenziati soprattutto accordi bilaterali tra singoli paesi nel campo della ricerca e della produzione industriale si rischia di ridurre le capacità competitive dell’Europa nel suo insieme. non solo per quanto riguarda il suo principale oggetto cioè il mercato unico che va completato e che rappresenta il punto di forza dell’Europa, ma anche gli interventi comunitari per l’ambiente superando i difetti del green deal, ma cercando di affrontare assieme senza ritardi l’aggravamento del cambiamento climatico.

Cosi pure va posto l’accento delle politiche dei nuovi governanti sull’obiettivo determinante della creazione di un mercato comune della finanza e dei capitali in grado di completare quanto già fatto con l’Euro e con la costituzione della Banca Centrale Europea.

Le tendenze nazionalistiche dei nuovi governi devono tener conto di quanto sta avvenendo nello scenario mondiale, costituito sempre più dal predominio e confronto di due grandi potenze, gli USA (al di là di Trump) e la Cina, considerando anche la prospettiva di necessario riscatto del ruolo dei paesi dell’Est e Sud del mondo, la maggior parte della popolazione mondiale.

L’Europa non può ridursi a riserva di mercato dominata dalle due potenze e questo obiettivo di relativa indipendenza della realtà europea non può essere estraneo alla cultura politica sovranista dei partiti di destra.

Se da un lato il rapporto dominante tradizionale degli USA si è andato indebolendo anche prima di Trump, è cresciuto d’altro lato il dominio imperiale cinese che si sta estendendo anche in Europa attraverso i canali commerciali e gli investimenti.

L’Europa presenta uno sbilancio commerciale con la Cina di dimensioni preoccupanti e crescenti con effetti di deindustrializzazione nei paesi europei (vedi quanto sta avvenendo nell’industria dell’auto), con una crescente presenza cinese attraverso investimenti e acquisizioni aziendali che impone all’Unione Europea l’urgenza di confrontarsi con la Cina ed anche di cercare una comune difesa costruttiva, pena la perdita di sovranità europea e la dipendenza dalla Cina.

Una recente ricerca condotta dalla Deutsche Bank con interviste a manager e imprenditori non europei sull’Europa ha messo in evidenza che l’Europa è considerata l’area mondiale più attrattiva di investimenti, non solo per essere il maggiore mercato mondiale, ma soprattutto per la competenza delle sue industrie manifatturiere e per la capacità di innovazione tecnologica e design industriale anche nelle tecnologie digitali e nel futuro sviluppo applicativo dell’A.I. Secondo questo rapporto l’Europa del Sud (Italia, Francia, Spagna e Grecia) ha nel mondo la maggiore capacità attrattiva del turismo di qualità e soprattutto la ricerca di benessere (wellbeing) che sempre più diviene  l’oggetto desiderato da tutti nel mondo.

Anche se spesso in Europa non ce ne rendiamo conto a sufficienza, disponiamo di un patrimonio unico che non siamo in grado di valorizzare, essendo spesso impegnati a “farci la guerra” tra noi a livello dei singoli paesi se non delle singole regioni, un rischio che i messaggi nazionalistici possono accrescere, mentre occorre riuscire a operare assieme per affrontare le opportunità che la natura e la storia ci hanno dato e ricavarne adeguati vantaggi e ritorni per tutti i paesi europei.

Questa è una sfida per tutti gli europei, cittadini, imprese, istituzioni civili e politiche ed è una sfida per i governi che nascono dalla nuova tornata elettorale, al di là delle maggioranze di destra o di sinistra, puntando assieme a far crescere un’Europa riferimento di civiltà umana solidale e di sviluppo culturale e sociale. 

Il Rapporto di Prometeia uscito a settembre mette in evidenza l’attuale capacità di resilienza di fronte alle crisi (guerre, blocco degli scambi, inflazione) da parte dei paesi europei, molto di più rispetto agli USA. La stessa crisi energetica e la crescita dei costi energetici non hanno frenato la crescita mondiale ed in questo contesto molti paesi europei stanno recuperando, senza cadere in recessione. Gli ultimi trimestri del 2026 vedono crescere la Germania e l’Italia (per cui il PIL 26 è previsto passare da + 0,7% a + 0,9%), mentre prosegue il forte sviluppo della Spagna. Nel 2027 e negli anni successivi si prevede un contenimento del processo inflazionistico indotto dai prezzi energetici grazie anche a crescenti soluzioni alternative.

In questo ambito, il percorso di crescita dell’Italia, tendenzialmente ancora debole nei prossimi anni, può trovare rafforzamento nella particolare capacità di resilienza dimostrata ed anche grazie alla potenzialità dell’export italiano in un contesto di ripresa del commercio internazionale.  

Ma l’Europa e l’Italia devono aver chiara consapevolezza e puntare sulle grandi potenzialità che posseggono in termini di risorse culturali, economiche, sociali e umane e soprattutto capacità imprenditoriali e creative uniche nel mondo. Di questo dovranno cercare di rendersi conto i governi che nasceranno dopo questa fase di tornate elettorali, puntando a concentrarsi assieme e non da soli su alcuni cambiamenti strutturali con orizzonti di medio termine lasciando da parte le illusioni di brevissimo termine.

 

Inserito il:27/09/2026 16:34:18
Ultimo aggiornamento:27/09/2026 17:48:48
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