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Aggiornato al 23/03/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Mario Calogero - Grande ulivo

L'albero nostrum


L’OLIVO L’Albero Nostrum

“E questo, le danze delle Muse non l’hanno odiato, neanche la Dea Venere, che redini d’ oro nelle mani tiene.

Ed esiste l’Albero di cui finora non ho mai sentito, che germogliò là nella terra dell Asia e qui del Pelope la grande isola, dove Dorici, in questa abitano, un germoglio tale, che mano di uomo non ebbe mai seminato, germinò da se.

Ed è grande paura per le armi, dei nostri nemici che molto fiorisce in questo paese il ramo dell’olivo grigio, e che nutrisce i nostri figli.

questo né giovane, né vecchio, nessuno stratega esisterà mai, per estinguerlo, tagliandolo con le sue mani per 1occhio desto di Zeus perché costui è il suo protettore, lo custodisce molto anche la Dea Minerva che ha gli occhi azzurri.”

Sofocle

L’ olivo, il sacro, il pazzerello.

Fa radici nella grande isola del Pelope, nell’ Argolide che Pindaro la chiamò “Divina domus di Era”. Fa radici nella pianura serena del territorio di Messinia e da Pilo di Nestore, alle regioni rocciose di Mani, fa radici nell’ ampia pianura fra Sparta e Mistra dove convive con Diana Orthia e il saggio Plithona Ghemisto, e lo incontra Pausania nella “Descricione della Οreciα in ogni passo”.

Là sul suo tronco dove incindono il nome dell’ amato. All’ombra del vecchio olivo. Al rollio del mare eterno.

Olivo pazzarellο sacro! Lo conosciamo da Egitto a Grecia ed Italia, da Marocco  a Spagna, da Rodi a Corfù, e poi a Dalmazia ed Istria, da erotica Creta e Peloponneso a Sicilia, e Corsica poi a Toscana e da per tutto il Mediterraneo.

Simbolo di pace e longevità, l’olivo inizia il suo percorso di specie coltivata nella regione compresa tra i rilievi a sud del Caucaso e ad ovest dell’altopiano iraniano, dove, circa 6.000 anni fa, alla sua coltivazione si dedicarono i popoli semitico-camiti.

L’abbondanza dei reperti e le testimonianze degli antichi ci parlano dunque della storia millenaria dell’Olea europaeasativa che, dall’Oriente, presto raggiunse quello che Braudel chiamava, non a caso, il “mare degli oliveti”, il Mediterraneo, giungendo prima in Grecia, quindi sulle coste africane e, in fine, nella penisola iberica e italiana.

È l’olio il prodotto principe dell’olivo, ab initio apprezzato per il suo legno. L’olio, fonte di luce e alimento con elevata conversione energetica, elemento simbolico delle grandi religioni monoteiste, unguento prezioso degli atleti olimpici.

L’olio, al centro della dieta mediterranea cui si riconosce da ogni parte il primato alimentare per la salute umana, è la ragione della straordinaria espansione che la coltivazione dell’olivo sta vivendo in tutti i continenti.

Tuttavia la presenza dell’albero di olivo ha contribuito a caratterizzare non solo i paesaggi ma anche la vita quotidiana dei popoli del Mediterraneo. Un albero mitico e sacro attorno al quale si sono sviluppate antiche civiltà, con i loro riti, costumi e tradizioni.

Le prime rappresentazioni dell’olivo, nell’arte minoica, suggeriscono che questo albero veniva coltivato a Creta nel 2500 a.C. Alle porte del palazzo di Cnosso, vi è un dipinto a rilievo raffigurante un toro mentre carica davanti all’albero sacro dell’olivo, le cui foglie sono di tre colori: la parte superiore è verde, l’inferiore verde pallido e le foglie secche, rosse.

A Pylos Messinia  (Peloponneso) è scoperta la prima testimonianza scritta della coltivazione  e commercio dell’olio. Erano nell’ iscrizione in Lineare B su una tavoletta da Pylos. Nei palazzi minoici di Creta, l’olio era depositato in grande quantità nei vasi chiamati pithoi, e nei palazzi micenei della Grecia continentale si sono ritrovati numerosi recipienti d’olio e tavolette scritte menzionando il suo ideogramma (elaion).

Ancora un aneddoto racconta che il legislatore Solone comincia a emanare delle leggi per la prima volta a favore della protezione degli olivi, una delle quali ne proibiva qualsiasi tipo di esportazione dall’Attica con eccezione dell’olio d’oliva, favorendone il commercio.

In Spagna, la coltivazione dell’olivo viene introdotta dai Fenici nel 1100 a.C. e in seguito si è sviluppata grazie ai rapporti economici con la Grecia. Ma è solo nel 206 a.C. che in seguito all’occupazione romana della Hispania la produzione olivicola acquisisce importanza.

Secondo Plinio il Vecchio, l’olio della Betica, nel fertile triangolo di terra compreso tra Corduba, Astigis e Hispalis, era uno dei migliori dell’impero comparabile a quello di Venafro, nella regione Campania.

Si narra che Romolo e Remo, discendenti degli Dei e fondatori di Roma, videro la luce sotto i rami di un olivo, anche se a dar retta a Fenestrella, storico annalista citato da Plinio nella Naturalis historia, sembrerebbe che fino al VI secolo a.C., nella città eterna, la coltivazione dell’olivo fosse ancora sconosciuta.

In questo affascinante e lungo viaggio la storia e il mito dell’olivo e dell’olio si intrecciano ripetutamente e se per il popolo ebraico fu Dio a donare ad Adamo, ormai prossimo alla morte, i tre semi che il figlio Seth pose tra le sue labbra prima di seppellirlo e dai quali germogliarono il cedro, il cipresso e l’olivo, è alla Dea Iside, moglie di Osiride, che gli antichi egizi rendevano omaggio per aver dato loro la capacità di coltivare il sacro albero.

Ulivi che, a distanza di oltre due mila anni, continuano a regalarci il loro prezioso olio che tanto piace ai popoli del Mediterraneo e che rende l’organismo più forte e sano grazie alle sue proprietà benefiche. Una millenaria tradizione legata alla produzione e al consumo dell’olio extra vergine di oliva che ha portato al riconoscimento della dieta mediterranea da parte dell’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità in virtù del suo alto valore nutrizionale oltre che culturale.

Olivo, forza dei nostri paesi. Che con le ombre del suo corpo forma figure di safiri, aspetti dei nostri antenati e le loro fatiche infinite, o la continua persecuzione di una vecchia strega forme di radici profonde, balli e schemi di vita, in tutto il Mediterraneo da secoli.

Re orgoglioso e dominio modesto, scheggia di bellezza, statua calda, rilievo nel frontone della notte, fuori da identità.

Tante famiglie sopravvivevano e vivono della coltivazione dell’ olivo. Dagli ultimi giorni dell’autunno ai primi della primavera si possono vedere delle persone che raccolgono le olive in modo tradizionale. I loro metodi infatti non cambiano molto del modo con cui gli uomini facevano la raccolta delle olive nell’ antichità. Si possono paragonare le scene della raccolta delle olive con la famosa anfora del “Vendemmiatore che proviene dall’epoca tardo Minoica alle scene di Toscana.

L’olivo è una pianta longeva, risparmiatrice, ecologica, straordinariamente resistente alle varie avversità della natura, capace di rinascere dalle proprie radici in un modo che gli antichi greci definivano quasi miracoloso, come l’ave fenix. L’olivo è un albero che ha bisogno di poca acqua, che la sa conservare e utilizzare al momento opportuno, come il cammello nel regno animale. L’olivo è una pianta “eliofila” per eccellenza, cioè amante della luce e del sole. Quindi l’olivo è stato assunto come simbolo della luce, della saggezza e del successo.

L’olivo è anche una delle piante più citate nella Bibbia, dove la colomba, liberata da Noè dopo il diluvio, ritorna con un ramoscello d’olivo simbolizzando la terra riemergente sulle acque, dove Giacobbe benedicente ricopre di olio d’oliva la pietra di Beth-El a seguito della sua visione folgorante della scala celeste.

La Chiesa fondata da Gesù Cristo, nome che significa giustamente “l’unto di Dio”, dall’olivo e dall’olio, mutua i suoi valori per la vita sulla nascita, sull’alimentazione e sulla morte, nella vita morale, sulla violenza e sulla libertà ed anzi tutto sul bene e sul male come sulla verità e sull’errore, sulla giustizia e sull’ingiustizia, sulla pace e sulla guerra .

In riconoscimento di questi valori spirituali mutati da quelli naturali per parte del cristianesimo, sulla bandiera delle Nazioni Unite la corona di rami di olivo attornianti il mondo simbolizza la ricerca di quella pace universale che può dare unità alla Umanità.

Oggi, l’olio d’oliva è un patrimonio unico per tutti i valori anteriormente descritti e per la sua assoluta onnipresenza nella dieta mediterranea. È una grande industria il cui mercato è dominato dalla Spagna e l’Italia, e i cui usi e benefici non smettono di crescere con il passare del tempo.

Ancora, ci sono i famosi itinerari culturali “le strade dell’olio” e “Le Rotte dell’Albero di Olivo”, si snodano lungo itinerari tematici basati, appunto, su questo albero, universalmente simbolo di pace e di dialogo interculturale. Prevedono inoltre attività ed eventi culturali legati al prezioso prodotto che da esso si ricava: l’olio extravergine di oliva[1].

L’Olivo, l’albero sacro, elemento essenziale ed eterno della natura: Non si può immaginare il paesaggio mediterraneo senza questi alberi maestosi, parte della nostra eredità come le chiese Bizantine e il Partenone, come Roma e Venezia, ecc[2].

Perché le sue radici, profonde, succhiano dal cuore della terra l’olio d’oro per i lumini dei santi e per l’ insalata dei poveri…..

Oggi il simbolismo e la storia dell’olivo è attuale per tutto il mondo ma  più che mai nei paesi mediterranei e nel nostro paese;

Dal 5 maggio 1948 l’Italia repubblicana ha il suo emblema . L’emblema prescelto è stato realizzato da Paolo Paschetto ed è caratterizzato da tre elementi: la stella, la ruota dentata, i rami di olivo e di quercia. La stella è uno dei riferimenti più antichi del patrimonio iconografico ed è sempre stata associata alla personificazione dell’Italia.

La ruota dentata d’acciaio, simbolo dell’attività lavorativa, traduce il primo articolo della Carta Costituzionale:

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Il ramo di olivo simboleggia la volontà di pace della nazione, sia nel senso della concordia interna sia della fratellanza internazionale; la quercia incarna invece la forza e la dignità del popolo italiano… 


[1] Le Rotte dell’Albero di Olivo sono state inaugurate nel 1998 e sono gestite dalla Fondazione Culturale “Le strade europee dell’Albero di Olivo” (Messinia, Grecia), che riunisce istituzioni, organizzazioni, camere di commercio e università dei Paesi Europei e del Mediterraneo.

[2] Le dimensioni culturali ed ambientali dei Paesaggi dell’ Olivo sono state prese in considerazione più recentemente a livello del Mediterraneo. Questi paesaggi e la loro rappresentazione costituiscono un elemento di interpretazione culturale ed un stretto legame tra tutti i paesi mediterranei, e possono essere utilizzati per consolidare l’identità mediterranea e favorire la cooperazione. Ad un secondo livello di analisi, si nota chiaramente che le regioni dell’ Olivo sono direttamente implicate nei territori sui quali sono coltivati perché partecipano attivamente alle strategie locali, economiche e sociali, delle regioni. La coltivazione dell’ulivo rappresenta un modo di vita secolare e rivela oggi sfide comuni in termini di qualità di produzione, di commercializzazione e d’impiego.

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Inserito il:28/10/2014 11:16:00
Ultimo aggiornamento:05/11/2014 13:14:31
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