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Aggiornato al 27/05/2018
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Hans-Joachim Staude (1904-1973) – Villa hinter Baumen

Gli Acton a Firenze.


Premessa.

Una bella foto di Villa Natalia pubblicata su Facebook mi ha riportato, con grande nostalgia, indietro nel tempo di oltre mezzo secolo, esattamente al Marzo del 1961 quando la Direzione del Personale della Olivetti dispose la mia partecipazione al corso iniziale di formazione presso il C.I.S.V. - Centro Istruzione e Specializzazione Vendite - che aveva sede a Firenze e che veniva identificato come Villa Natalia.

In effetti Villa Natalia, sulla collina Montughi verso Trespiano, era quella che ci accoglieva: comprendeva a piano terra  le sale di  lettura e giochi, il bar, il salone dove dalle annesse cucine venivano serviti i pasti; mentre nei piani superiori c’ era la “ zona notte” .

Era, pertanto, la più “frequentata” oltre che la più grande dell’ intero complesso costituito da quattro storiche ville.

Le altre erano Villa Colletta e Villa Sassetti utilizzate per seminari e riunioni, la quarta era Villa degli Ulivi che ospitava la Direzione e gli uffici del Centro e le aule per i corsi di formazione. 

Tutte le ville, immerse in uno splendido parco, con superba vegetazione e viali curatissimi,   antiche statue e fontane, facevano parte della fascinosa ed immensa tenuta (23 ettari) di Sir Harold Acton, dominata, sulla sommità della collina, dalla Villa “La Pietra”, sua celebre residenza ed immenso scrigno per una raccolta d’arte straordinaria.

Sulla base dell’ accordo tra Olivetti e Lord Acton, il C.I.S.V. che incominciò ad operare negli anni 1954-1955, proseguì la sua attività per diversi decenni, consentendo a molti di noi, olivettiani per servizio e per fede, di tornare più volte a Firenze in via Bolognese nella magica realtà delle “Ville”, oggetto della mia crescente curiosità e stimolo per questo tentativo di approfondimento. 

La mia ricerca, partendo dalla individuazione dei proprietari e di alcuni ospiti delle Ville, tende a tratteggiare alcuni momenti significativi dell’ atmosfera culturale e mondana che permeava Villa La Pietra durante la feconda presenza degli Acton, culminata con la destinazione attuale come Campus (il più grande in Europa) della New York University, secondo le volontà testamentarie di Sir Harold Acton, la cui scomparsa nel 1994 è stata considerata, da alcuni giornalisti e studiosi suoi estimatori ed amici, come preludio alla fine della più grande Comunità Culturale Anglo-americana in Italia: quella degli “Anglo-beceri” a Firenze.

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Villa Natalia

Le ville.

VILLA SASSETTI - (Nome originario IL PALAGIO) Risale alla fine del 1300, di proprietà della famiglia Macinghi. Nel 1460 fu acquistata da Tommaso Sassetti e da allora prese la denominazione attuale. Fu acquisita nel 1546 dai Capponi che ne disposero il restauro sullo stile del loro principale palazzo di città, sito nell’attuale via Gino Capponi. Dopo essere passata di mano più volte nell’Ottocento (Lamporecchi – Jandelli), venne acquistata dagli Acton agli inizi del Novecento per la sua vicinanza a Villa La Pietra, diventata nello stesso periodo loro residenza principale.

VILLA COLLETTA - Risale all’ inizio del Quattrocento, quale signorile dimora dei Da Fortuna di origine mugellana. Ne furono proprietari successivamente nel XVI secolo i Niccolini e quindi i Capponi che l’acquistarono assieme a Villa La Pietra.
La denominazione della Villa deriva dall’ospitalità che Gino Capponi nel 1800 diede per lungo tempo a Pietro Colletta che vi scrisse in gran parte e completò La Storia del Reame di Napoli.

Un’apposita lapide su una parete della villa così ricorda :

“Casa e quiete

Diede Gino Capponi

All’amico sventurato Pietro Colletta

Che scrisse in marmo il beneficio

L’ann. 1827”

A seguito dei passaggi di proprietà avvenuti intorno alla fine del secolo (Cecchi e poi Incontri) l’immobile venne anche chiamato Villa Incontri o Villa L’Oriuolo. 

VILLA NATALIA - Costruzione di aspetto imponente risalente al XIX secolo. Ubicata sulla Via Bolognese, dove si estende la parte posteriore dell’edificio. Il prospetto centrale si affaccia su un giardino all’italiana, arricchito da statue, vasi e fontane.

VILLA DEGLI ULIVI - Maestosa costruzione del secolo XV con storica cappella - arredata con mobili dei secoli XVI e XVII. Attualmente, secondo alcuni siti, è adibita a dimora alberghiera, contrariamente ad alcune autorevoli fonti che la considerano parte del Campus NYU.

VILLA LA PIETRA – Il nome “La Pietra” deriva da una pietra miliare, posta sulla Via Bolognese da cui si accede alla villa, indicante la distanza di un miglio romano dalla Porta San Gallo, ora Piazza della Libertà.
I terreni e gli edifici dove sorge la villa erano originariamente appartenuti ai Macinghi nel XIV secolo. La villa venne poi posseduta ed abitata da altri illustri casati fiorentini:  i Sassetti dal 1460 al 1545, i Capponi dal 1545 al 1877, anno in cui passò per via ereditaria agli Incontri.

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Villa Natalia – Vista da Villa La Pietra

La cronaca.

Nel 1903 Hortense Mitchell Lenore Acton (1874-1962), figlia di William Hamilton Mitchell, celebre banchiere di Chicago, fondatore dell’ Illinois Trust and Savings Bank, e suo marito londinese Arthur Acton Mario, (1873-1953), pittore, antiquario e decoratore di interni, presero dimora a La Pietra.

Nel periodo che precedette l’ acquisto della Villa da parte di Hortense, avvenuto dopo la nascita dei figli Harold (5/7/1904) e William (1906) e precisamente nel 1907, gli Acton si dedicarono a collezionare opere d’arte e a stabilire  contatti con gli altri aristocratici e letterati anglo- americani  che a partire dall’ Ottocento avevano scelto di vivere nella città di Dante ed ai quali venne dato l’appellativo di  “Anglobeceri”. Si intensificarono i rapporti con Bernard Berenson, collezionista e storico dell’arte che nello stesso periodo (1906) si era insediato a Villa I Tatti tra Fiesole e Settignano (donata poi – nel 1936 – alla Harvard University, unitamente alle collezioni di opere d’arte dal XIV al XVI Secolo) divenuta prestigioso luogo di incontro di artisti ed intellettuali anglosassoni.

Intanto Arthur ed Hortense Acton avevano deciso che i figli Harold e William completassero al meglio gli studi in Inghilterra, facendo loro frequentare l’ Eton College e successivamente il Christ Church, uno dei più esclusivi collegi dell’ Università di Oxford, che ha annoverato tra i suoi studenti 13 Primi Ministri Britannici e numerosi scienziati, tra cui Albert Einstein ammesso nel 1931 con una borsa di studio di 5 anni.  

Ad Oxford che nei primi anni 20 vedeva la contrapposizione tra Esteti e “Rematori”  (gli  Hearties),  Harold Acton si schierò per tendenza naturale e per interessi culturali  con gli Esteti  di cui divenne un  leader.

Con lui c’erano Evelyn Waugh, Robert Byron, Brian Howard, Peter Quennel, Cyril Connolly.

Harold Acton, portò avanti coraggiose iniziative ed eccentriche manifestazioni che ampliarono la sua notorietà. Tra le prime ebbe particolare rilievo l’avere invitato all’ università Gertrude Stein per una sensazionale conferenza-recital. Tra le seconde, di grande effetto, la declamazione mediante megafono dalle finestre del College, al passaggio dei “rematori”, del poemetto di Thomas Stearns Eliot “The Waste Land” (La terra desolata) -1922, – considerato uno dei capolavori della letteratura modernista, nella versione revisionata ed essenzialmente ridotta, su richiesta dell’autore, dall’amico e connazionale Ezra Pound.
Intanto, William Acton, mostrando di voler uscire dall’ ombra del più affermato fratello,  tentava di farsi notare come audace cavaliere di cappa e spada, come pittore (suoi i ritratti di Markie Dinshaw e di Giorgia Sitwell) ed, avendo un carattere meno forte e responsabile, ricorreva all’ alcool e ad altri stimolanti che lo spingevano ad imprese eclatanti fino a camminare all’esterno delle finestre nei piani alti del College, al dichiarato scopo di scacciare la noia.

Al completamento degli studi di Harold e William ad Oxford, il padre Arthur ritenne opportuna la prosecuzione della loro permanenza in Inghilterra, dando loro una casa immensa a Londra –Lancaster Gate, piena di mobili fiorentini e di oggetti d’ arte, da sfoggiare in sontuose feste e, poi, attraverso i figli curarne la vendita.
Tale intento non fu preso in alcuna considerazione, la dimora londinese divenne, comunque, centro di incontri mondani e servì, particolarmente ad Harold, per consolidare ed ampliare i rapporti già instaurati con gli intellettuali e l’ alta borghesia britannica.
Non avendo raggiunto l’ obiettivo che, nella sua immaginazione di ex Antiquario (rinomata a New York, negli anni precedenti il matrimonio, la sua Bottega) aveva prefigurato, Arthur Acton decise di smantellare tutto, facendo rientrare i figli a Firenze.

William che, peraltro, godeva dei favori dei genitori, accettò volentieri questa decisione, mentre Harold, dalla personalità più complessa e con alle spalle diverse esperienze letterarie (nella poesia con Aquarium nel 1923, nella narrativa con Humdrum nel 1928 e nella storiografia con il volume The Last Medici - uno studio sul Granduca Cosimo III e su Giangastone de’ Medici, pubblicato nel 1932 con risultati più soddisfacenti rispetto agli altri generi), decise nello stesso anno,  spinto dal richiamo della cultura, dal suo gusto cosmopolita, dal desiderio di conoscerne a fondo l’arte, e pare anche su consiglio del suo amico scrittore  Norman Douglas, di effettuare un viaggio in Cina, dove poi visse fino al 1939.
Durante questo periodo ebbe modo di imparare la lingua e di studiare il teatro classico cinese, traducendone alcune opere, insegnò Inglese presso l’ Università di Pechino, città dove aveva scelto di stabilirsi e dove acquisì innumerevoli opere d’arte da destinare al potenziamento delle già ricche collezioni di Villa La Pietra.
Negli ultimi anni della sua permanenza a Pechino, inizia lo sconvolgimento dell’assetto politico internazionale culminato con lo scoppio nel 1939 della II Guerra Mondiale.

Harold Acton decise allora di rientrare in Italia, trasferendosi subito dopo in Inghilterra dove si arruolò nella Royal Air Force, come  ufficiale di collegamento nel Mediterraneo.
A Firenze i suoi genitori erano stati messi brevemente agli arresti (in seguito trovarono rifugio in Svizzera), Villa La Pietra fu occupata dalle truppe tedesche; le collezioni, poste sotto sequestro dal governo italiano, rimasero fortunatamente intatte.
Dopo la Liberazione Harold si trovò a Parigi come ufficiale dei servizi segreti ed ebbe modo di incontrare molti suoi amici come Gertrude Stein, George Orwell e Jean Cocteau (era l’epoca delle avanguardie e di Picasso).

La sua produzione letteraria si arricchì del romanzo “Peonie e pony”, ambientato in Cina, pubblicato nel 1941, mentre soltanto dopo alcuni anni (esattamente nel 1948) diede alle stampe il libro “Le memorie di un esteta”, autobiografia dei suoi primi 35 anni di vita, alla cui scrittura si dedicò dopo la fine della II Guerra Mondiale e che gli diede maggior fama, illustrando il suo pensiero sulla bellezza artistica e naturale :

“Per me il bello è il principio vitale che pervade l’universo: che luccica nelle stelle, avvampa nei fiori, si sposta con le nuvole, fluisce con l’acqua, permea la natura ed il genere umano. Contemplando questo principio vitale nella miriade delle sue manifestazioni ci espandiamo entro qualcosa che è più grande di ciò a cui nascemmo.
L’ arte è lo specchio che riflette quelle espansioni, a volte per un attimo, a volte in perpetuo.“

Villa La Pietra si era affermata quale cenacolo di intellettuali, artisti, storici, musicisti, attori, politici, statisti e teste coronate ai quali aveva dato e dava ospitalità.

Fra i più noti: il pittore impressionista statunitense William Merrit Chase, la celebre attrice francese Sarah Bernhardt, il pittore, scenografo ed illustratore russo Lev Samojlovic Rosenberg (pseud. Léon Bakst), il collezionista e studioso di arte Charles Alexander Loeser, gli scrittori Graham Greene e William Somerset Maugham, Nancy Mitford (di cui Harold Acton scrisse la biografia), sir Winston Churchill, lady Margareth Thatcher, la famiglia reale inglese: dalla Regina Elisabetta alla principessa Margaret, a Charles e Diana.

La Colonia degli Anglobeceri, come già accennato, si era formata tra l’ Ottocento ed i primi decenni del Novecento per il fascino che Firenze esercitava su inglesi ed americani di grande classe, definiti, con retorica ironia, “beceri” cioè volgari, ignoranti, plebei.
Adoravano Florence dove l’ arte li tramortiva e la sensualità si spandeva come gli iris nei campi. Lady Paget, diarista ed amica della regina Vittoria, annotò nel 1865 : “C’è una raffinatezza, un’ intelligenza, una perspicacia. Per me l’aria è come champagne.”
La lista dei residenti si era fatta sempre più grande e prestigiosa :
La poetessa Elizabeth Barret Browing che con il marito Robert scelse Casa Guidi in Oltrarno ed è sepolta nel Cimitero degli Inglesi, in piazzale Donatello, in quella che riteneva “La più bella città concepita dall’ Uomo”.

Mary di Teck, che sarebbe in seguito diventata Regina d’ Inghilterra, sposando Giorgio V del Regno Unito, fu ospite nel 1883 di Villa I Cedri il cui parco era stato anni prima arricchito da stupendi cedri e da prati all’ inglese, assumendo un aspetto più vicino al gusto inglese. Qualche anno dopo scrisse: “Come erano felici quei giorni, qualche volta vorrei con tutto il cuore tornarci”.

Elisabetta, madre dell’ attuale Regina, albergava a Villa Capponi che, nel 1907, ricordava così : “Questo è un posto incantevole e c’è un albero di arance nel giardino e tanti fiori. Li raccolgo prima della colazione.”

La Regina Vittoria si muoveva fra Villa Palmieri e Villa Stibbert e in città comprò Gina, un volpino di Pomerania, primo di una stirpe: in seguito si fece mandare altri cuccioli della stessa razza per la sua riserva di cani da esposizione. Il terzo ed ultimo suo soggiorno a Firenze avvenne a Villa Fabbricotti nel 1847.

Lo scrittore Henry James che aveva un rapporto snobistico con la città da cui era attratto ma che riteneva caotica.

Henry Moore, D.H. Lawrence,  E.M. Forster ed in particolare Norman Douglas e Violet Trefusis dei quali, per il loro ruolo nella vita di Harold Acton e nelle realtà culturale e sociale di Firenze e non solo, riporto di seguito informazioni di maggior dettaglio.

Norman Douglas ebbe un forte ascendente su Harold Acton, dovuto alla differenza di età, alle esperienze maturate in tanti paesi e realtà ed alla sua bibliografia.
Condivisero l' amore per Firenze, Napoli ed in particolare per Capri che nel Vento del Sud, il romanzo più famoso di Douglas, prende la fantasiosa identità dell' isola di Nepenthe.
Nel 1932, come già indicato, fu Douglas ad esercitare la sua opera di persuasione perchè  Acton decidesse di andare e di fermarsi per qualche anno in Cina.
Durante la sua permanenza a Firenze divenne socio dell' editore e libraio Pino Orioli, che nella serie Lungarno pubblicò diversi libri di Douglas ed  opere di altri autori inglesi.
Nella stesura dell' autobiografia di Orioli Memorie di un libraio si ritiene che Douglas possa avere avuto un ruolo chiave.
All' inizio degli anni ‘50, quando si era stabilito definitivamente a Capri, avendo nel suo circolo di conoscenti Graham Greene ed Elizabeth David, Douglas aveva accolto con favore la decisione di Harold Acton di trasferirsi a Napoli per approfondire le ricerche di archivio che gli avrebbero consentito di portare a compimento nel 1956 The Bourbons of Naples e nel 1961 The last Bourbons of Naples, significative testimonianze storiche del Regno delle Due Sicilie.
Opere che, però, Norman Douglas non poté apprezzare, essendo morto il 7 Febbraio del 1952 a Capri, ove è sepolto nel cimitero acattolico.

Violet Trefusis, nata Keppel (Londra 6/6/1894) sin da giovanissima rivela una sensibiltà ed una capacità di apprendimento straordinarie, riesce a parlare bene quattro lingue, fa innumerevoli viaggi e si dedica anche alla pittura.
Viene ricordata una sua relazione lesbica con la poetessa Vita Sackville-West come appare dalla loro corrispondenza ed in molte  opere letterarie anche di altri scrittori.
Altri traggono ispirazione dalla figura della Trefusis e la identificano nel personaggio principale di alcune loro opere:  Nancy Mitford, nella “Lady Montdore” in Love in  a Cold Climate, Harold Acton in The Soul's Gymnasium  ne traccia in “Muriel” un ritratto immaginario.
Lascia Londra di cui non tollera l'ipocrisia della “High Society”  e nel 1923 si trasferisce a Parigi dove viene accolta bene da alcuni intellettuali ed aristocratici, avendo l' opportunità di farsi apprezzare e di entrare,  in pochi anni, nella Tout Paris.
Nel 1931 il suo secondo romanzo Echo entra tra i finalisti al Prix Femina. Aveva esordito due anni prima con i favori della critica.
Su suggerimento di Marcel Proust, acquista a Saint-Loup-de-Naud nell' Île-de-France una torre medievale  che diventa meta di personalità illustri. Cocteau, Colette, Picasso, Jean Hugo, Dior, Elsa Schiapparelli, Francis Poulenc, Arthur Rubinstein, diplomatici e politici come il generale C. De Gaulle sono gli ospiti più assidui.
Nel 1947 Violet Trefusis eredita dalla madre Alice Keppel la gloriosa Villa dell' Ombrellino sulla collina di Bellosguardo a Firenze. La villa fu abitata per diversi anni da Galileo Galilei e nel 1813 Ugo Foscolo vi si fermò per alcuni mesi per comporre l' Inno alle Grazie.
Dal 1948 e per oltre 20 anni l' Ombrellino, luogo affascinante e suggestivo, entra nel giro delle dimore in cui gli “Anglo-beceri” ospitano intellettuali, aristocratici e nomi illustri: Winston Churchill dipinge dalle terrazze il panorama su Firenze, F, Mitterand e tanti altri.
I rapporti con Harold Acton ed altri importanti residenti si intensificano.
Anche Violet subisce il fascino di Firenze e scrive un divertente romanzo sulla città “I pappagalli sull' Arno”. Intensifica il suo impegno per l' internalizzazione di Firenze, favorendo il gemellaggio con Edimburgo e con altre iniziative, finanzia il restauro del Ponte Santa Trinità e nel 1966  non si sottrae all' emergenza alluvione.
Per le sue opere (romanzi, poesie, saggi critici, opere teatrali, articoli giornalistici, programmi radiofonici dalla BBC France per “France Libre” durante la II Guerra Mondiale) le vengono conferiti nel 1950 il titolo di Cavaliere della Légion d' Honneur, nel 1953 la “Médaille d'Argent de la Ville de Paris” e nel 1960 diventa Commendatore della Repubblica Italiana.
Muore a Villa dell' Ombrellino il 1 Marzo del 1972, lasciando in eredità  sei milioni di lire ai poveri di Firenze ed una statua di fattura greca “Il fauno” al Comune di Firenze. Le sue ceneri riposano al Cimitero degli Allori.

Col trascorrere del tempo, Harold Acton che aveva perso il fratello William nel 1945 (morto a Ferrara nell' ultimo giorno della Seconda Guerra Mondiale), il padre Arthur il 23 Marzo del 1953, la madre Hortense nel 1962, decise di concentrarsi su pochi progetti di grande rilevanza e su alcune opere letterarie ed iniziative editoriali.
Nel 1970 pubblicò la seconda parte della sua autobiografia (More memoirs of an Aesthete). Dopo tre anni diede alla stampa, in edizione di lusso, “Ville toscane” illustrato con fotografie del suo segretario Alexander Zielcke.  
Fu nominato cavaliere nel 1974 per quanto aveva fatto a favore del British Institute di Firenze (gli aveva donato la sua biblioteca formata da migliaia di volumi e lasciato in eredità la sua parte di Palazzo Lanfredini che già la ospitava) e per la sua opera di promozione delle relazioni anglo-italiane.
La biografia di una sua cara amica Nancy Mitford: a Memoir venne pubblicata nel 1975.

Negli anni successivi Sir Harold si dedicò alla destinazione del suo immenso patrimonio che comprendeva Villa La Pietra con la straordinaria collezione Acton costituita da oltre 5500 oggetti d'arte: una serie di dipinti a fondo oro di scuola senese e fiorentina, tavole duecentesche tra  cui le pregiate Madonna col Bambino del Maestro del Bigallo e Madonna col Bambino di Bernardo Daddi, sculture del Trecento, dipinti di Luca Giordano, sculture delle botteghe di Ghiberti e Donatello, un arazzo su cartone di Giovanni Stradano e la Sacra Famiglia di Giorgio Vasari (già trafugata e recentemente recuperata), i grandi orci ceramici con lo stemma Medici, vasi ed oggetti di antiquariato cinesi, arredi, statue da giardino, arti decorative ed oggetti personali  dall'antichità classica all' Ottocento, un numero contenuto di opere d'arte del Novecento, un archivio fotografico con oltre 17.000 immagini e le carte di famiglia, le altre quattro ville  ed il meraviglioso parco di 23 ettari in cui erano ubicate.

Basata sul convincimento che la fruizione di questa stupenda realtà, costruita con l' impegno, l' amore e la sensibilità artistica del padre Arthur, della madre Hortense e di se stesso, doveva essere consentita e stimolata a livello universale, creandone un centro di cultura vivo ed aperto al confronto tra esperienze, intelligenze e prospettive diverse  su scala mondiale, c'era la volontà di lasciarla in eredità ad una Università che fosse internazionalmente apprezzata, presente in varie realtà geografiche,  che avesse lunga e qualificata esperienza in materia e fosse, quindi, in grado di preservare e comunicare, con competenza ed una visione globale, la ricchezza intellettuale ed artistica de La Pietra.
La scelta, dopo una scrupolosa analisi comparativa suffragata dai consigli di professori e rettori di diverse università, cadde sulla New York University il cui prestigioso Institute of Fine Arts con il Conservation Center corrispondeva ai requisiti richiesti.
La decisione fu comunicata nel 1983 e fu considerata, da alcuni commentatori, una sconfitta per Firenze, l'ingrata città che non lo aveva neppure riconosciuto suo cittadino. La cittadinanza onoraria gli verrà concessa solo due anni dopo.
Negli anni successivi Harold Acton con l' aiuto del suo segretario, Alexander Zielke, e del proprio legale, Andrea Scaletta, dopo una serie di incontri con l'università newyorchese,  misero a punto il programma per la creazione, a Villa La Pietra, di un centro di interscambio culturale tra le più importanti università del mondo.
La nascita del Centro venne annunciata ufficialmente l' 11 Gennaio del 1994 da Harold Acton e Jay Oliva, presidente della NYU.
Il primo appuntamento fissato per il Venerdì successivo vide la presenza, oltre a quella dei vertici della New York University e dell' Università di Firenze, dei rettori delle Università di Parigi, Amsterdam, Bonn, Dublino,Città del Messico, Bruxelles, Varsavia.
Harold Acton, l' ultimo dei grandi inglesi sull'Arno, realizzato il suo sogno, muore il 27 Febbraio del 1994, stroncato da un infarto a 89 anni.
Viene sepolto al Cimitero degli Allori nella tomba di famiglia.

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Villa Natalia – Ingresso da via Bolognese


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Questa mia ricerca, dovuta inizialmente alla nostalgia per i luoghi e per una stagione stimolante della mia vita, ha trovato, nel suo progredire, crescente motivo di approfondimento che mi mi ha consentito di penetrare in realtà culturali e storiche di grande fascino.

Ho incontrato lungo il percorso tanti illustri personaggi provenienti da paesi stranieri (in maggioranza di lingua inglese) e le loro opere in parte ispirate dal loro amore per la nostra Italia.

La vicenda degli Acton costituisce un esempio a cui ci dovremmo uniformare, facendo in modo che ogni nostra azione, ogni nostro progetto abbiano in sé l' ideale della bellezza, nell' accezione più ampia, e siano proiettabili … Nel futuro.    

P.S.

Per i riflessi che può avere sulla integrale validità testamentaria a favore della NYU, è da considerare che la Corte di Cassazione, in base alla recente riforma del diritto di famiglia, ha deciso che gli eredi della Sig.ra Liana Beacci - che in base a un test del DNA risulta essere figlia naturale di Arthur Acton, padre di Harold - hanno diritto a riavviare davanti al Tribunale di Firenze la causa per il riconoscimento della paternità, ritenuta in precedenza improponibile.  

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Inserito il:10/11/2014 10:19:43
Ultimo aggiornamento:20/11/2014 21:39:59
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