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Aggiornato al 19/12/2018
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Dimitri Salonia e Lidia Monachino – 2012 - La battaglia di Ruggero I d'Altavilla per la liberazione della Sicilia dal dominio arabo.

Ra's Haram.

 (L’attuale Punta Secca)

 

Lungo la costa meridionale della Sicilia meridionale, esattamente dove sorge l’attuale Punta Secca (Ragusa),  gli arabi conquistando quelle terre, per secoli in abbandono, la denominarono  RA’S HARAM, ovvero “capo sacro”. In seguito, in età normanna, questo luogo, caratterizzato da un capo e una insenatura, era noto come Resacambra.

Da quest’antichissimo porto sarebbe partita la spedizione del Conte Ruggero nel 1091 per domare i musulmani nell’isola di Malta, secondo il racconto di Goffredo Malaterra.

L’episodio è confermato anche da Simone da Lentini che descrive la chiamata alle armi da parte di Ruggero.

La prima individuazione del sito di “Resacambra” con l’attuale Capo Scalambri si deve a Michele Amari da cui dipendono tutte le successive proposte anche in relazione al chorion bizantino di Caucana, nei pressi di “Resacambra”, e al suo porto che ne avrebbe svolto le funzioni già alcuni secoli prima dell’arrivo degli arabi.

Il toponimo di “Resacambra” riferito all’approdo comprendeva anche un casale denominato di Sanctae Crucis de Rasacambra che si estendeva nell’immediato entroterra.

Di questo casale ne conosciamo la certa esistenza perché è compreso fra quei beni, già donati dal Conte Silvestro di Marsico, che re Ruggero II nel 1151 conferma all’abbazia di S. Filippo d’Agira, prioria questa suffraganea di S. Maria la Latina di Gerusalemme .

In questo casale, o direttamente allo scalo di ”Resacambra”, dovevano esistere dei veri e propri granai, visitati da funzionari reali per verificare i confini del monasterii Sanctae Crucis.

Questo stesso casale è attestato nel 1173, in occasione della conferma dei beni dell’abbazia, fatto da Guglielmo conte di Marsico,  e poi nel 1194 quando Enrico VI conferma ancora i beni dell’abbazia e infine nel 1198, quando Costanza e il figlio Federico ne danno ulteriore conferma.

Nell’ambito dello stesso sito del casale de “Rasacambra” doveva esistere una “villa Santi Petri”, chiesa e villa forse preesistenti al casale di “Sanctae Crucis”, di cui faceva parte la chiesa dedicata all’esaltazione della croce e un edificio fortificato.

Forse è possibile ipotizzare per la prima metà del secolo una prima occupazione con insediamenti rurali sparsi, aperti, distribuiti a piccoli nuclei, con granai, secondo un’ usanza tardo bizantina,  disposti lungo l’asse di collegamento verso il caricatore “Resacambra”, che fu il porto di Ruggero.

Dopo il terremoto del 1161 si verificò un sinecismo con una sensibile concentrazione della popolazione.

L’identificazione di “Resacrambi”, dagli arabi denominato Ra’s Haram, nel luogo del Capo Scalambri come aveva proposto l’Amari è corretta: un capo e una insenatura a soli 88 miglia per Malta.

 E’ qui che il conte Ruggero nel 1091, nel punto della costa più vicino a Malta a solo un giorno di navigazione, esclusa la notte, concentra la sua flotta.

La topografia del sito nell’antichità doveva essere oltremodo favorevole: ad occidente dell’attuale Capo Scalambri, poco oltre la località “Palmento, si impantanava la foce del torrente Fontana, oggi completamente insabbiata  per effetto di un recente processo di sedimentazione.

Qui doveva esistere uno stagno sub-costiero, il lacus cocanicus  colmato nell’800.

Un riparo all’interno di questa laguna costiera è confermato già per l’epoca antica, essendo partito da questo ancoraggio Belisario nel 553 a. C. contro i vandali d’Africa.

Inoltre, la sopravvivenza di un refugium nel sito è attestata da un postillatore di lingua latina che nel IX° secolo ha introdotto nell’Itinerarium Antonini Cymbe con l’annotazione di refugium.

La capacità portuale di questo attracco è confermata da Camillo Camilliani: “ Questa cala di Longobardo,  molto grande, è capace di venticinque galere, perché la porta seguente, la quale vi fa spalla, per la porta di levante l’abbraccia e difende molto dalle traversie di ponente e scirocco: il fondo di questo ridotto è molto, talchè le navi ancora ci potriano dar fondo”.

Anche William Henry Smyth nel 1816  aveva riconosciuto esatto l’esistenza di un bacino costiero fra Capo Scalambri e Longobardo, invaso da una palude costiera e da dune sabbiose di recente formazione.

Questo sarebbe quindi il bacino portuale nel quale Ruggero avrebbe concentrato la sua flotta, il “Resacambra”, l’antico capo sacro degli arabi, Ra’s Haram, il refugium bizantino dal quale cinquecentotrenta anni prima sarebbe salpato Belisario, scalo che ha oramai perso ogni caratteristica portuale.

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Inserito il:27/02/2015 20:08:37
Ultimo aggiornamento:08/03/2015 12:41:31
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