In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 18/11/2018

I libri della mia vita.

blanche-ritratto-proust.JPG
Jacques Emile Blanche (1861 - 1942) – Ritratto di Marcel Proust - 1892

L’amore assoluto: “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust.


Il mio libro dei libri è senza dubbio “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust.

L’ho scoperto a vent’anni con cautela e circospezione che, pagina dopo pagina, si sono trasformate prima in grande curiosità poi in stupore e infine in gioia pura.

Da allora è una lettura che ripeto periodicamente, come una necessaria cura disintossicante e ricostituente al tempo stesso.

Arrivano momenti in cui una famelica lettrice come me sente la necessità di correre da Proust come si sente il bisogno di tornare a casa dopo un viaggio stancante.

Quando leggo la ” Recherche” non leggo nient’altro.

Non ne sento il bisogno, anzi sarei disturbata da ogni altro linguaggio, come fosse un cibo indigesto.

In me questa lettura opera sempre i suoi miracoli: sconfigge la solitudine, consola dall’incomprensione, sostiene nel dolore, conforta nella malinconia, rende mestamente tolleranti delle grettezze dei propri simili e aiuta a sopportare l’assurdità del vivere.

Scorre tutto in queste pagine: la tua vita e quella del mondo.

Ritrovi la curiosità, i tic e le paure infantili; l’incostanza, l’ottusità, l’irragionevolezza, la ribellione e i turbamenti dell’adolescenza; le delusioni, le emozioni e i tradimenti dei primi amori e la sete di conoscenza della giovinezza; la scoperta dell’egoismo, della vigliaccheria e dell’inutilità del tutto della maturità.

Tutto questo viene espresso con una voce interiore profonda, esaustiva fino alla maniacalità, tuttavia indispensabile per insegnarti a scendere tutti gli scalini fino al nucleo di ogni cosa e di ogni emozione.

Non voglio e non mi sento all’altezza di una critica su Proust, sul cui lavoro sono state scritte centinaia di pagine spesso di altissimo livello.

Desidero solo esprimere la mia riconoscenza e il mio amore per uno scrittore il cui libro principale è stato per me il massimo conforto letterario, dalla giovinezza ad oggi, senza che il tempo, l’età o l’esperienza ne abbiano diminuito in alcun modo gli effetti benefici e il piacere.

Eppure è un libro non così letto come meriterebbe.

Credo che moltissimi che conoscono titolo e autore non abbiano mai preso questo capolavoro tra le mani.

Una gran parte invece l’ha sfogliato, ne ha letto qualche capitolo e poi l’ha abbandonato in preda a sconforto se non addirittura a noia.

Capisco questo atteggiamento.

Proust faticò non poco a trovare un editore: Fasquelle, Nouvelle Revue Française, Ollendorf  ne rifiutarono la pubblicazione.

Fortunatamente non si perse d’animo e si rivolse al giovane editore Bernard Grasset proponendogli di pagare le spese di pubblicazione e di pubblicità, mentre all'editore sarebbe spettata una percentuale sui guadagni. Grasset accettò senza aver nemmeno letto le bozze del romanzo……

Per leggere e amare la” Recherche” occorrono spirito d’avventura, pazienza, senso musicale, e la voglia di lasciarsi condurre senza timore, per tortuose scale, dentro cantine sotterranee, su per abbaini arrampicati.

Soprattutto non bisogna cercare un romanzo, una storia dai contorni netti e tutta diritta.

Con Proust si cammina lentamente, con i sensi ben svegli pronti a sentire, ascoltare, odorare, vedere con gli occhi della mente, in modo da poter spaziare con agilità avanti e indietro nel tempo, fuori e dentro di noi.

Letto da giovani questo libro è un ottimo precettore: non si limita a raccontare, ma suscita il desiderio prepotente di imparare e approfondire ogni branca artistica.

Dalle prime pagine ti fa chiudere gli occhi e ti apprende a vedere nel buio del dormiveglia quando ancora non hai la coscienza precisa del letto in cui stai riposando e della stanza in cui ti trovi.

Così cercando di captare, dalle ombre e dai rumori, la realtà che ti circonda, la vista e l’udito si aprono anche su letti e stanze occupati nel passato che il ricordo ti può regalare nuovamente.

La capacità descrittiva di Proust è inimitabile.

wilkins-waite-fiori-di-biancospino.JPG
Edward Wilkins Waite (1854-1924) – Fiori di biancospino

Non si limita a dipingere con parole le mille sfumature del biancospino, per esempio, ma in una decina di righe, ti trasporta sul sentiero che sta percorrendo e i biancospini rosa e bianchi con i rami stracarichi di  centinaia  di piccoli fiori ti si fanno tutti intorno, diventano una cattedrale fiorita, sorridente, straripante che per tutta la vita ti rimarrà dentro e ti ritornerà in mente ogni volta che incontrerai un biancospino sulla tua strada…….. solo che sospirerai perché belli e straordinari come quelli di Proust non li vedrai più.

Ci sono pagine in cui descrive gli abiti di Odette Swann, uno dei personaggi principali, attraverso le quali ho visto, indossato, palpato, stoffe raffinate e delicatissime e ho allacciato minuscoli bottoncini gioiello o rivestiti di tessuto, su abiti mai più ritrovati.

Il guardaroba di questa signora o le vestaglie regalate ad Albertine o la superba toilette della mitica principessa di Guermantes ad una serata a teatro, mi fanno sognare ancora oggi.

Qui mi si potrebbe obiettare che si parla di argomenti interessanti solo per una vanesia come me; dissento: se ci si lascia trasportare dalle parole dell’autore, la bellezza di quei tessuti, i colori e le sfumature dipingono quadri stupefacenti, animati; gli abiti si materializzano davanti agli occhi incantandoti come in sogno.

C’è un lungo capitolo nel secondo libro in cui l’autore mi ha instillato la passione per l’etimologia dei nomi dei paesi.

Leggendo ascoltavo tutte quelle divagazioni sul significato e l’origine di quei nomi di villaggi e questa scoperta mi ha tanto divertito ed entusiasmato da risvegliare in me un interesse tanto profondo da farmi diventare una appassionata cultrice dell’origine dei nomi dei paesi.

Le pagine in cui Proust parla della musica mi hanno insegnato ad ascoltarla in modo del tutto diverso da prima.

Da quel momento la mia capacità di capire e godere la musica è diventata più profonda, più ricca: ho imparato a lasciarmi andare totalmente, seguendo ritmi e suoni come parole e immagini, comprendendone il linguaggio attraverso le emozioni.

Certo il rovescio della medaglia è che in ogni pezzo che ascolto cerco ancora, invano, la perfezione della “petite phrase” di Venteuil, il compositore di cui si parla nella Recherche.

boldini-conte-di-montesquieu.JPEG
Giovanni Boldini (1842-1931) – Il Conte Robert de Montesquiou (Il Barone de Charlus della Recherche) - 1897

L’incontro con il pittore Elstir, è stato un corso accurato e intenso sull’arte del colore.

Tutte quelle marine assolate, quei gialli e quei blu, quel calore, quella luce ….. seguendo Proust nello studio del pittore, l’estate ti avvolge, la salsedine si attacca alla tua pelle, fa caldo, cerchi  l’ombra e rimani stordito, sconvolto, affascinato, stregato da quel pittore instancabile delle vele e del mare.

Quindi la vista, l’udito, l’odorato (oh il profumo dei tigli, dei lillà, quello intenso del salotto di Odette Swann!) il tatto, sono tutti necessari durante questa lettura, quanto al gusto  non posso passare sotto silenzio, solo perché notissima, la famosa storia della madeleine di zia Léonie.

Nelle prime pagine del libro il sapore di un biscotto mangiato sorbendo un the con la madre, riaccende intenso e immediato il ricordo delle visite domenicali alla stanza della vecchia zia Lèonie che non usciva mai e che vedeva il mondo dalla sua finestra.

Da quel sapore riprovato intatto dopo anni e anni, nascono pagine e pagine di ricordi e di pensieri …. “La ricerca del tempo perduto”, appunto.

Ci vuole tempo per “vivere” Proust: le sue pagine vanno percorse con calma, tranquillità, silenzio.

Niente fretta di scoprire come va a finire la storia…. la storia è la vita e il motivo per cui si sente il bisogno di rileggere questa storia è forse perché è diversa ogni volta, come l’età in cui la si legge.

A vent’anni ci affascinano alcuni messaggi mentre altri, che raccontano di esperienze non ancora fatte, passano quasi inosservati.

A trent’anni il libro sembra aumentare le già numerose pagine: ciò che ci colpisce e si coglie ci fa riflettere più a lungo.

Ogni volta che l’ho riletto, l’ho trovato sempre più corposo, interessante, complesso.  

L’ultimo volume, quello del “Tempo ritrovato,” all’ultima mia rilettura l’ho trovato così straordinario che mi sembrava di leggerlo per la prima volta.

Che regalo per gli anni più stanchi della vita, che consolazione e compagnia!

Magia di Proust: ha scritto un libro infinito, o meglio, lungo come la vita di chi lo legge, capace di far conoscere ad ogni rilettura qualcosa in più, su se stesso, al suo lettore.

E’ proprio in quest’ultimo volume che lo scrittore ci indica con chiarezza il significato del suo lavoro: “ L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Grazie Proust!

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:24/05/2015 16:05:24
Ultimo aggiornamento:15/06/2015 09:27:30
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
nel futuro, web magazine di informazione e cultura nel futuro, archivio
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy
yost.technology