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Aggiornato al 24/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Tom Sierak - Feet - 2012

Il podopoeta.


Da : “L’Enciclopedia degli Scrittori Inesistenti” (ediz. Homo Scrivens)
Un’enciclopedia atipica in cui tutto ciò che è scritto, è falso: vite difficili o divertenti, solenni o grottesche di scrittori mai esistiti, improbabili movimenti letterari, riviste mai date alla stampa, opere d’incerta origine o classificazione.
Tutto inventato, perché la letteratura stessa è finzione.

 

Wang Li Fung (Baisha 1959 - Pechino 2000) genio poetico e abilissimo podologo cinese. Venne alla luce in una Comune a sud del fiume Giallo, dieci anni dopo la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese. I genitori erano umilissime ciotole di ferro come venivano definiti, secondo la dottrina maoista, i lavoratori che non possedevano niente. Nacque cieco, e questa fu la prima ma non la peggiore delle disgrazie della sua vita. Adolescente delicato e gentile, rimaneva per ore seduto sulla riva del fiume ad ammirare, con gli occhi della mente, le ninfee natanti sotto il sole.

In seguito alla Rivoluzione Culturale (1966) le masse furono alfabetizzate, e  Wang Li Fung, nonostante l’infermità, riuscì a imparare la scrittura sia verticale che orizzontale. Inoltre, poiché scriveva senza staccare la penna dal foglio, gli ideogrammi che tracciava sembravano fili d’erba agitati dal vento.
I componimenti poetici giovanili - tutti ispirati agli usignoli e ai gelsomini - scritti sui dazipao (giornali murali su cui si poteva scrivere liberamente) del villaggio, gli procurarono fama di sovversivo, giacché i grandi fogli incollati sui muri erano per lo più utilizzati come strumento di denuncia.

La svolta nella vita di Wang Li Fung avvenne alla fine degli anni ’70, quando iniziarono a soffiare i venti dell’Ovest che portarono al declino del regime maoista. Si trasferì a Pechino, dove trovò lavoro in una cooperativa di massaggi terapeutici. In poco tempo si specializzò nella cura e nel massaggio dei piedi, divenendo un podologo ricercatissimo non soltanto dai connazionali ma anche dagli stranieri che cominciavano ad affluire nel paese degli occhi a mandorla.

I piedi furono la principale fonte della sua ispirazione, e rinnegò completamente le prime liriche dell’infanzia. Curando verruche, eliminando calli, spianando talloni, riducendo duroni, massaggiando e poi massaggiando, la vena poetica ruppe gli argini come la più imponente piena del Grande Fiume. Grazie alla  straordinaria immaginazione e alla rara sensibilità di cui era dotato, Wang Li Fung ritrovava nei piedi doloranti dei clienti l’archetipo ancestrale della natura materna, il femminile sacro, l’universo ignoto, il sussulto dei sensi, la libertà interiore, il riscatto dalle miserie esistenziali.

Della sua vasta e intensa produzione poetica, ricordiamo l’Ode ai piedi piatti, le Rime dolenti delle dita frante, la Raccolta di sonetti callosi, il Cantico solitario del piede equino, l’Elegia del mignolo, I viaggiatori hanno le unghie sporche.

Ma l’opera che lo rese famoso di là della Muraglia fu l’Odissea dell’Occhio di Pernice, lirica delicatissima dedicata a una turista europea, alle cui estremità, e non solo, aveva apportato enorme sollievo, concedendosi anche qualche licenza (poetica).

All’apice della popolarità, quando tutto il mondo parlava del podopoeta cinese, il fato si accanì nuovamente contro di lui: nel giorno di Capodanno del 2006, Wang Li Fung riacquistò improvvisamente la vista. Il brusco e repentino cambiamento lo rese dolorosamente consapevole della rozzezza degli arti inferiori.

L’ispirazione gli sparì per sempre. Giorni e giorni pianse in cinese. Non riuscendo a reggere la nuova, immensa sventura, s’impiccò a una canna di bambù nel cortile della propria casa.

Quello del podopoeta resta, per quanto è dato di sapere, un caso unico nella storia della poesia antica e moderna.

 

 

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Inserito il:26/03/2015 19:39:53
Ultimo aggiornamento:08/04/2015 09:30:42
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