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Aggiornato al 23/03/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Donato Bramante – Eraclito e Democrito – Affresco a Brera - 1477


Non solo leggere.


Leggere vuol dire aggiungere alla propria esperienza, alla propria cultura, quella di altri, vuol dire capire di più, interpretare fatti e comportamenti, vuol dire avere un rifugio, avere amici sinceri. L’amicizia virtuale è nata, infatti, ancora prima dei social  network ed è quella che si stabilisce da sempre tra il lettore e l’autore del libro che si legge ed anche con i personaggi che lo popolano.

Leggere vuol dire ancora costruire, modificare, affinare, adattare il proprio modo di essere, di vivere, di relazionarsi con le cose e le persone, vuol dire, infine, un piacere in se stesso, il piacere di vivere nella fantasia, di approfittare nel modo reciprocamente consapevole del lavoro di altri, di muovere i pensieri e le idee.

Leggere è importante e, infatti, si dice che un uomo che legge è diverso da uno che non legge, così come si dice che si può capire che tipo di uomo sarà un bambino che legge e che tipo di uomo sarà invece un bambino che non legge o che, soprattutto, non può leggere. Per questo leggere è una fortuna che abbiamo nella vita e il giudizio che si dà di un paese, di un popolo tiene anche, e forse soprattutto, conto di quanto legge, di cosa legge e di come legge. Perché da questo dato si può capire la sua cultura, il suo approccio verso la comunità, il senso di giustizia e di libertà che coltiva.

Ma leggere non è tutto e non si può esagerare perché si rischia di lasciare poco spazio al pensare come diceva Ortega y Gasset, che evidentemente considerava il pensare come la cosa fondamentale. La lettura come motorino di avviamento del pensiero insomma pare una bella immagine molto aderente alla realtà.

Inoltre, la lettura non sempre quando è eccessiva riesce ad aiutare a vivere, riesce a rendere più liberi e più generosi. Adolf Hitler leggeva un libro al giorno e possedeva una biblioteca di trentamila volumi e non si può dire di lui che fosse un uomo buono e generoso. Questo capita soprattutto quando si legge solo quello che si ritiene aderente, vicino al proprio pensiero e non si accetta il confronto, il rischio di ripensare propri modi di credere, alcuni principi più o meno radicati. Può succedere per paura, per incapacità, per pigrizia, per condizionamento ideologico e allora si invoca la coerenza come giustificativo del non volere o potere cambiare idea, accettare di rivedere le proprie posizioni.

Una situazione tipica di ambienti culturalmente non avanzati anche se molto informati, estremamente ideologicizzati, prigionieri della conservazione e nemici dell’innovazione, incapaci di provare la diversità perché nemici per principio del cambiamento.

Ecco perché l’ ideologia, qualsiasi ideologia, dove spinta per qualsiasi motivo, religioso, politico, anche culturale talvolta, è sempre nemica dell’innovazione, del pensiero libero e laico, della cultura nel senso più ampio e cioè della partecipazione al processo della conoscenza non solo per sapere, ma per interpretare la vita, il suo percorso, la sua evoluzione.  Cultura come strumento per stare con se stessi e con tutti, modo di gustare il senso della vita.

Allora leggere per pensare, leggere senza esagerare, scegliere la qualità, la diversificazione, per sfruttare ciò che si legge, per goderne di tutti i vantaggi e non solo per rafforzare le proprie idee o per passare il tempo.

Ma soprattutto pensare per capire, per valutare, per giudicare, per costruire i propri contenuti umani, per disporre sempre di un pass per qualsiasi cosa, per sapere tutto di tutto quello in cui ci si imbatte, per, infine, captare, trattenere, gestire i  sentimenti e le emozioni della propria vita. 


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Inserito il:23/02/2015 09:48:18
Ultimo aggiornamento:03/03/2015 19:37:25
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