Il lungo cammino della democrazia - Premessa
Democrazie ed autocrazie nel mondo
di Mauro Lanzi
L’ispirazione per questa serie di articoli mi è stata data, non lo nascondo, da commenti ricorrenti sulla stampa circa le difficoltà che oggi la democrazia incontra ovunque, ovvero tutte le democrazie occidentali incontrano per tanti motivi, interni ed esterni, al punto che si è giunti a chiedersi se la democrazia, come sistema politico, può sopravvivere alle prove cui è sottoposta.
Si leggono in vari interventi domande, al limite, anche provocatorie, del tipo: la democrazia è merce avariata? Siamo davvero certi che le democrazie occidentali incarnino ancora la libertà, la giustizia e la superiorità morale rispetto alle autocrazie dei nostri giorni? Ed altro ancora, quasi a sancire una crisi irreversibile di questo sistema politico.
Certo viviamo in tempi non facili per la democrazia o per le democrazie del nostro mondo; se guardiamo allo scenario internazionale sembra che sia in atto uno scontro globale tra il fronte delle democrazie ed il fronte delle autocrazie, Cina e Russia in testa.
Date uno sguardo alla cartina in apertura, le democrazie sono in verde, più o meno intenso a seconda del livello di democrazia stimato, mentre i colori dal rosso al marrone indicano le autocrazie fin alle dittature più feroci; secondo le stime più accreditate solo il 24% della popolazione mondiale vive in regimi assimilabili alla democrazia.
Tornando all’immagine in apertura, anche da questa semplice rappresentazione il fronte delle democrazie appare frammentato, diviso, pure nella geografia, mentre il fronte delle dittature è molto più esteso e compatto e non è solo un effetto visivo; il confronto tra i due mondi si estende ormai a diversi settori, dall’economia, all’industria, alla tecnologia fino, purtroppo al campo militare e in ogni settore il fronte delle democrazie sembra retrocedere, addirittura sembra essere irrimediabilmente perdente nella competizione con dei monoliti, che appaiono capaci, una volta scelti gli obiettivi, di concentrare sugli stessi tutte le risorse di cui dispongono, senza preoccuparsi di un’opinione pubblica, essenziale in democrazia, ma per loro inesistente.
Si aggiunga a ciò che la nazione leader, per ottant’anni, dell’occidente democratico, gli Stati Uniti, sembra aver abdicato al suo ruolo; la presidenza Trump ha seriamente danneggiato, non solo la sostanza e l’immagine della democrazia interna americana, per l’autoritarismo egocentrico del presidente, ma anche i nessi e l’immagine di solidarietà tra gli alleati occidentali, con una politica ondivaga che sembra voler anteporre gli interessi dell’ America a quelli di ogni altro stato o nazione, alleati compresi, anzi per primi.
E' difficile individuare una strategia coerente nelle iniziative di Trump, che all’inizio del suo mandato sembrava intenzionato ad invadere la Groenlandia e Panama; poi il focus si è spostato sul medio oriente, ma dopo il cessate il fuoco a Gaza, i progressi sembravano troppo lenti per l’iperattivo presidente, che ha dispiegato un dispositivo militare imponente per minacciare il Venezuela, giungendo al rapimento del presidente Maduro ed è infine tornato anche sulla Groenlandia. Maduro era evidentemente un leader impresentabile, ma la violazione di ogni legge internazionale, sia pure per ottenere un risultato apparentemente positivo, ha fatto passare un messaggio, il diritto internazionale non conta, conta l’uso della forza e questo è un fatto grave, perché la forza possono usarla anche altri.
Come se non bastasse quanto sopra, si è aggiunta al resto la guerra all’Iran, che, malgrado gli iniziali successi militari di America ed Israele, rischia di trasformarsi in una palude tipo Vietnam, dalla quale Trump non sa come uscire, ma deve uscire ad ogni costo; intanto l’insensata aggressione americana ha comunque convinto gli iraniani di avere in pugno un’arma strategica finora inesplorata, il blocco dello stretto di Hormuz, e nessuno sa, a prescindere dall’esito dello scontro in corso, che uso farà l’Iran di quest’arma in futuro.
In tutto queste vicende, due sono le costanti: prima la promozione degli affari della famiglia Trump, che spesso accompagnano le iniziative diplomatiche del suo governo, e le dichiarazioni pubbliche del presidente che provocano vistose oscillazioni in borsa di cui qualcuno(?!) trae certamente vantaggio; alcuni commentatori sono arrivati a definire la presidenza Trump una cleptocrazia; seconda, una imbarazzante sudditanza psicologica nei confronti di autocrati o dittatori come Xi Jin Ping o Putin, al quale Trump sembrava deciso di svendere l’Ucraina, senza curarsi delle sorti di quel disgraziato paese, ma anche della minaccia che incombe sui suoi alleati (o ex alleati) europei.
Certamente gli ideali di giustizia, libertà, democrazia di cui l’America si era fatta paladina dopo la seconda guerra mondiale, a volte anche per difendere i propri interessi, ammettiamolo, non esistono più nella visione politica di questo ex palazzinaro che una cattiva stella ha messo sul nostro cammino; le democrazie europee appaiono nude ed inermi davanti al loro futuro, persino lo scudo della Nato sembra ormai incerto, è stato messo troppe volte in discussione. Che Trump sia per l’Occidente, quello che è stato Gorbaciov per la caduta dell’Urss?
Anche internamente alle singole nazioni il concetto stesso di democrazia è in pericolo, i grandi poteri transnazionali (è un argomento su cui torneremo) hanno svuotato di contenuti i sistemi politici dei singoli stati; forse pure a questo è dovuto il fenomeno dell’assenteismo elettorale che giunge quasi al 50% degli aventi diritto, per non parlare dell’emergere dei partiti sovranisti o nostalgici come la Le Pen in Francia o l’AFD in Germania, il cui recente successo in Sassonia ha fatto tremare tutta l’Europa.
Eppure, non molti anni fa, il crollo del muro di Berlino e la conseguente dissoluzione dell’Unione Sovietica sembravano aprire un’alba di speranza per la democrazia, che si sarebbe dovuta espandere in buona parte del mondo, portando con sé libertà, uguaglianza, benessere, diritti civili per tutti, persino in Russia; ci siamo cullati tutti in questa illusione, confortati anche dal lungo periodo di pace, il più lungo mai visto nella storia d’Europa, che sembrava non dovesse finire mai.
L’ascesa al potere di Putin, la progressiva trasformazione del sistema politico russo in una autocrazia sempre più vicina al modello staliniano, le sue spericolate iniziative militari in Cecenia, Siria, Crimea ed infine l’orrenda guerra che sta conducendo contro l’Ucraina ci hanno costretto ad aprire gli occhi; lungi dall’essere vincente , la nostra democrazia è chiaramente in pericolo, per i tanti motivi interni ed esterni esposti in precedenza; il lungo cammino della democrazia è quindi giunto al termine?
Recitare le esequie della democrazia è forse prematuro, almeno speriamo, però quanto accaduto o sta accadendo ci obbliga a guardare dentro noi stessi, per cercare di capire cos’è in realtà la democrazia, quali i suoi punti di forza, quali le sue debolezze, cosa è stata ai suoi inizi, come si è evoluta nel tempo, come e perché è scomparsa per lunghi periodi e poi riapparsa, come è giunta fino a noi. Quindi, cos’è la democrazia? E quali sono i motivi della sua innegabile resilienza, malgrado tutto?
“La democrazia – asseriva Churchill – è il peggior sistema di governo esistente, a parte tutti gli altri”.
Non si può non apprezzare lo humour tutto inglese di questa frase, ma resta la domanda: cos’è veramente la democrazia?
La democrazia, come termine e come ideale di governo, è stata negli ultimi ottant’anni, almeno nel nostro mondo, nel mondo occidentale, sinonimo di libertà, equità, giustizia sociale, progresso civile; ci sembrava quasi che il termine in se stesso fosse in grado di garantire le qualità essenziali sopra accennate; di più, la democrazia ci appariva come l’unico esempio di ordinamento politico che si potesse decentemente raccomandare ad altri, persino esportare, come avvenuto nel mondo contemporaneo in diversi paesi con successo, in altri meno, come in Iraq ed Afghanistan (forse anche perché è servita a coprire finalità assai meno nobili); in ogni caso, nel panorama odierno, sembrava che non avesse alternative.
Il termine democrazia è stato, comunque, una delle parole più usate in tutte le parti del mondo, in una infinità di versioni; sembrava quasi che la parola in sé avesse una sua forza taumaturgica, indipendente dalla realtà a cui la si voleva applicare: un leader democratico non può essere che un buon leader, una nazione democratica non può che essere attenta ai bisogni della gente; un partito democratico non può essere che un buon partito (forse per questo noi ne abbiamo uno così titolato!!); ma il prevalente consenso che la democrazia sia cosa buona, convive con il più ampio disaccordo su cosa essa sia esattamente, quali condizioni debbano essere soddisfatte perché un regime politico possa essere definito democratico a pieno titolo; senza andare tanto lontani, pensiamo alle patenti di democratico o antidemocratico distribuite a piene mani dai nostri politici!
Ma allora che cos’è davvero la democrazia? Quali sono i requisiti cui un regime deve soddisfare per potersi definire democratico? Quante versioni ha avuto in passato od ha al giorno d’oggi la forma di governo detta democrazia? Quale è il suo futuro?
Domande non facili, anche perché, come vedremo, regimi assimilabili alla democrazia sono apparsi nel corso della storia del mondo occidentale in tante versioni diverse; cosa hanno avuto in comune questi regimi, quale caratteristica li unisce?
Fondamentalmente una, il controllo, più o meno diretto, più o meno esteso, dei governati sulla scelta e sulle decisioni dei governanti; questa è la base, il nocciolo, l’essenza della democrazia, ma nel corso dei secoli si è arricchita di alcuni contenuti, ne ha persi di altri, fino a divenire la molteplicità di sistemi politici che vediamo al giorno d’oggi.
Allora, per comprendere o approfondire la nostra conoscenza di questo modello politico, il metodo che vi propongo è di ripercorrere insieme il lungo cammino della democrazia, dalle origini, più di duemila anni fa, fino ai giorni nostri, analizzando le tante varianti sul palcoscenico della storia di un’idea che non è mai morta del tutto, anche quando monarchie, oligarchie o autocrazie sembravano essere gli unici sistemi politici concepibili; questa resilienza, questa forza di sopravvivere insita nell’idea stessa di democrazia è quanto più ci induce a sperare anche nei tempi difficili che stiamo vivendo.
Se si vuole compiere questo cammino, il punto di partenza non può essere che uno, quello che a torto o a ragione ci è sempre apparso come il modello ideale, il primo esempio di democrazia affermatasi al mondo, quella che ha dato anche il nome a questa forma di governo, la democrazia in Grecia ovvero la democrazia ateniese.
(Continua)


